Di Francesco De Santis
Enti locali, addio ai limiti storici alla spesa di personale: diventa definitiva la cancellazione dei tetti previsti dai commi 557 e seguenti e 562 della L. 296/2006, rispettivamente, per gli enti già soggetti e per quelli già esclusi dal vecchio e abrogato Patto di stabilità interno. Nel primo caso, il parametro è rappresentato dalla spesa di personale media del triennio 2011-2013, nel secondo dalle uscite registrate al medesimo titolo nel 2008. Lo prevede il decreto PA (dl 144/2026), approvato (con la fiducia) dalla Camera e che ora va al Senato dove dovrà essere convertito in legge entro il prossimo 6 ottobre.
Gli enti restano soggetti, infatti, ad altri due limiti. Da un lato, quello sulla capacità assunzionale, al punto che la norma precisa che l’abrogazione disposta dal decreto legge 144 vale solo per quelli cui si applica l’art. In base a quest’ultima disciplina gli enti possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di una spesa complessiva per tutto il personale dipendente, al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione, non superiore al valore soglia definito (dal DM 17.03.2020 per i comuni e dal DM 11.01.2022 per province e città metropolitane) come percentuale per le diverse tipologie di enti e differenziata per fascia demografica, della media delle entrate correnti relative agli ultimi tre rendiconti approvati, considerate al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità assestato in bilancio di previsione.
L’altro vincolo forte è rappresentato dal tetto della spesa al salario accessorio disposto dall’articolo 23, comma 2, D. Lgs. 75/2016. Il tetto, in realtà, è da riferire al personale in servizio al 31.12.2018, ai sensi del già citato art. 33 del decreto legge 34/2019. Ma occorre tenere conto anche di quanto previsto da un altro decreto PA, ossia il decreto legge 25/2025. Quest’ultimo, all’art. 14-bis, ha introdotto la possibilità di incrementare il limite al salario accessorio fino a portarlo, sommato alle risorse per le elevate qualificazioni, al 48% della spesa sostenuta nel 2023 per i tabellari del personale non dirigente. Tale previsione, finalizzata a riequilibrare il trattamento economico del comparto Funzioni locali rispetto agli altri comparti del pubblico impiego (e ridurre la dispersione di personale che si trasferisce per mobilità lasciando spesso sguarniti gli organici degli enti), si è talora scontrata proprio con il rispetto dei tetti previsti dai commi 557 e seguenti e 562. Un ostacolo che, finalmente, è destinato ad essere rimosso.










