Si apre in una nuova scheda

La pianificazione degli interventi stradali prevista dalla riforma del CdS.

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DI STEFANO MANINA

Dopo aver indicato i principi generali cui la circolazione stradale deve informarsi, il Capo I del Titolo primo del nascituro nuovo Codice della Strada detta con l’articolo 10 norme in materia di pianificazione degli interventi e della competenza tra i diversi soggetti ed enti coinvolti ovvero  lo Stato, le regioni, le province e i comuni che concorrono agli obiettivi di promozione della sicurezza stradale, di riduzione del numero e degli effetti dei sinistri stradali, di tutela degli utenti vulnerabili,

In particolare a livello nazionale spetta al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti definire il Piano nazionale per la sicurezza stradale e di verificarne ogni tre anni il suo stato di attuazione e se necessario provvedere al suo aggiornamento.

Le singole Regioni invece hanno il compito di predisporre e tenere aggiornato l’elenco dei comuni tenuti all’adozione del piano urbano del traffico, individuato come strumento di coordinamento e di ottimizzazione degli interventi volti a migliorare le condizioni della circolazione stradale per gli utenti della strada e per i veicoli.

Tale elenco, che a cura del MIT dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale comprenderà:

a) i comuni con popolazione residente superiore a trentamila abitanti;

b) i comuni con popolazione residente inferiore a trentamila abitanti che registrano, anche in determinati periodi dell’anno, una particolare affluenza turistica ovvero risultano interessati da elevati fenomeni di pendolarismo o sono interessati da problemi di congestione della circolazione stradale.

Scopo dei singoli piani del traffico predisposti nel rispetto delle direttive emanate dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica è quello del miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, con la riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico e il conseguente risparmio energetico.

L’incarico per la redazione dei piani di traffico è conferito preferibilmente a tecnici specializzati in servizio presso i singoli comuni ma in caso assenza possono essere incaricati a professionisti esterni qualificati.

Il piano urbano del traffico prevede l’utilizzo di sistemi tecnologici e digitali di rilevazione e controllo del traffico, di monitoraggio dei tempi di percorrenza e gestione della sosta, finalizzati ad ottimizzare la regolazione automatica dei flussi veicolari ed in particolare deve essere adeguato al Piano urbano di mobilità sostenibile (PUMS).

I comuni aggiornano il piano urbano del traffico ogni due anni e ne danno comunicazione al MIT che curerà l’inserimento nel sistema informativo previsto dall’Archivio nazionale delle strade.

Invece il Piano urbano di mobilità sostenibile (PUMS) chedeve essere adottato dalle città metropolitane, dai comuni e dalle associazioni di comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti, rappresenta  lo strumento di pianificazione strategica finalizzato a sviluppare una visione di sistema della mobilità in un orizzonte temporale di medio-ungo periodo, non inferiore ai dieci anni.

In caso di mancata adozione del PUMS da parte del Comune capoluogo di provincia, le province possono provvedere all’adozione di piani del traffico per la viabilità extraurbana d’intesa con gli altri enti proprietari delle strade interessate.

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