Di Michele Giuliano Perrone
La Corte di Cassazione torna ad esprimersi in materia di accertamenti anagrafici. Difatti, con apposita sentenza, nello specifico la n. 33122 dell’ 8 settembre 2026, la Prima Sezione Penale della Cassazione ribadisce a “chiare lettere” che gli accertamenti di natura anagrafica espletati dalla Polizia Locale per verificare la residenza da parte del richiedente, costituiscono atto pubblico dotato di tutti gli effetti di legge e rientrano a pieno titolo nel procedimento amministrativo – finalizzato al rilascio dell’ iscrizione anagrafica all’ indirizzo verificato.
L’ORIGINE DELLA VICENDA
La vicenda esaminata “dagli ermellini” trae origine dall’ attestazione di un Ispettore della Polizia Locale che aveva “falsamente attestato” di avere esperito gli accertamenti richiesti per 3 cittadini di origine brasiliana, che avevano richiesto la residenza, nelle more di un procedimento finalizzato ad ottenere la cittadinanza a seguito dello “iure sanguinis” (ovvero per diritto di sangue in quanto nati da genitori italiani).
Orbene, il predetto accertamento non era stato mai eseguito dall’ appartenente alla Polizia Locale, poiché la stessa aveva visto i richiedenti “de visu” non all’ indirizzo dell’ abitazione indicato nell’ istanza di richiesta, bensì in una strada, dove l’ ispettore stava operando intenta nel rilievo di un sinistro stradale (e, perlopiù soprattutto dove i richiedenti sono stati fatti giungere).
LA DECISIONE DELLA CORTE ED IL FOCUS SULLA SENTENZA
La Suprema Corte ribadisce nella sentenza de qua che l’ accertamento previsto in materia di controlli anagrafici, ai sensi dell’ art. 19 del D.P.R. 223/1989, richieda un accesso fisico nel luogo indicato, che può essere sia unico che plurimo, volto ad accertare che il soggetto richiedente “abbia fissato a quell’ indirizzo la sua dimora abituale”.
IL CONTROLLO DELEGATO
L’ attività del controllo anagrafico è svolta dalla Polizia Locale, su delega dell’ Ufficiale d’Anagrafe. Difatti, si è nelle more di un atto “endoprocedimentale” che sostanzialmente contribuisce al provvedimento finale per avere la residenza anagrafica. Ed è proprio per questo che l’atto in sé acquisisce la natura giuridica di “atto penalmente rilevante”.
IL PRINCIPIO RIBADITO DAGLI “ERMELLINI”
I giudici, a più riprese, ribadiscono un chiaro principio giuridico, ossia quello che: “ gli accertamenti di natura anagrafica espletati dai pubblici ufficiali appartenenti alla Polizia Locale, hanno valore probatorio e sono puniti penalmente quando si attesti il falso, perché grazie all’ acquisizione della residenza, il cittadino può esercitare i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione”.
IL REATO DI FALSITÀ IDEOLOGICA DEL PUBBLICO UFFICIALE
Il reato di falsità ideologica commesso da un pubblico ufficiale è previsto e punito dall’ art. 479 c.p. e tutela la veridicità e la fede pubblica nei documenti ufficiali.
Il reato de quo, è punito e si configura, allorquando un pubblico ufficiale, compiendo e redigendo un atto del proprio ufficio, attesta falsamente di averlo compiuto o che si sia svolto in sua presenza, attesta di aver avuto dichiarazioni altrui mai concesse e/o omette al contrario le stesse, attesta falsamente fatti o circostanze nell’ atto che è destinato a provare la veridicità dei fatti.
Il reato rientra tra quelli propri dei pubblici ufficiali ed è richiesta per la sua configurazione il dolo generico.
COME SI DIFFERENZIA DAL FALSO MATERIALE
La differenza tra il reato analizzato ut supra a queste righe, è quello di falso materiale è che, quest’ ultimo, va ad alterare la genuinità fisica di un documento come ad esempio una cancellazione e/o una contraffazione.
CONCLUSIONE GIURIDICA
Come abbiamo avuto modo di analizzare in queste righe, i punti salienti della sentenza, si snodano attraverso tre punti fondamentali:
- Funzione fidefacente dell’ atto: l’ accertamento della Polizia Locale gode di Fede Privilegiata ed è parte integrante per la conclusione del procedimento amministrativo.
- Falsità ideologica: come abbiamo avuto modo di analizzare, per la consumazione del reato specifico occorre una rettitudine morale da parte del pubblico ufficiale.
- Verità Pubblica: la Corte di Cassazione ribadisce la tutela sulla correttezza e trasparenza sugli atti anagrafici.









