Si apre in una nuova scheda

Video – PL, tutele legali ma pagano i sindaci

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Di Francesco De Santis

Ci sono voluti quasi quarant’anni, ma la riforma della polizia locale è legge. Il Parlamento ha approvato definitivamente il disegno di legge delega che riscrive funzioni, ordinamento e tutele degli agenti dei Comuni italiani. È il primo intervento organico dalla legge quadro del 1986. Cambiano le regole, aumentano le garanzie, si allargano gli strumenti a disposizione degli operatori. Arrivano nuove coperture assicurative in caso di infortunio, il patrocinio legale per i procedimenti legati all’uso delle armi o della forza, le bodycam e l’accesso alle banche dati delle forze di polizia dello Stato. Ma la riforma nasce con un problema finanziario: i 20 milioni di euro destinati al riordino per il 2026 sono stati azzerati dal decreto Sicurezza del governo Meloni. Il Parlamento approva, dunque, nuove disposizioni che comportano obblighi e potenziali costi per le amministrazioni comunali, senza prevedere risorse aggiuntive per sostenerli. E lascia irrisolto il problema più pesante: gli organici continuano a diminuire, mentre aumentano le attività e l’età media degli agenti.

Sulla carta una serie di principi attesi, pesanti e politicamente sensibili: più tutele per gli agenti, nuove coperture assicurative e infortunistiche, patrocinio legale nei procedimenti legati all’uso delle armi o della forza, bodycam tra le dotazioni, accesso alle banche dati del Viminale, del Pra e della Motorizzazione. Una riforma ambiziosa. Ma con un vuoto finanziario già aperto e con i costi destinati a ricadere direttamente sui Comuni.

Partendo dagli aspetti finanziari il fondo tornerà dal 2027 e servirà a finanziare le nove tutele assistenziali, assicurative e infortunistiche.

Il conto rischia di ricadere sui Comuni. Il patrocinio legale, ad esempio, sarà a carico dell’ente se l’agente finirà sotto processo per fatti commessi in servizio e collegati all’uso delle armi o della forza. Una tutela forte per chi lavora in strada. Una spesa nuova per i sindaci.

Lo stesso vale per l’accesso alle banche dati e per l’adeguamento organizzativo dei corpi. La riforma consente il collegamento al Ced del Viminale, e ai sistemi del Pra e della Motorizzazione. Il collegamento è previsto, ma chi lo paga no.

Il punto più fragile è il personale. I Comuni dovranno fissare nei regolamenti i requisiti per i concorsi e la dotazione organica dei corpi, tenendo conto di popolazione, flussi stagionali, territorio e caratteristiche socio-economiche. Senza deroghe. Tutto dovrà restare dentro i vincoli di spesa e le facoltà assunzionali già esistenti. Traduzione semplice: chi vuole più agenti deve trovare le risorse nel proprio bilancio.

Resta fuori il nodo degli organici, questione nota e mai risolta. Tra il 2021 e il 2024 le attività affidate alle polizie locali sono cresciute del 65%, mentre gli agenti in servizio sono calati di quasi il 20% rispetto al 2009. C’è poi il nodo anzianità: nei capoluoghi di regione l’età media è di 49,1 anni.

Il perimetro delle garanzie si allarga anche su altri fronti: malattie professionali, rimborso delle spese di degenza, equo indennizzo, applicazione della disciplina sulle vittime del dovere agli agenti e ai loro familiari.

«Ora, come previsto, entro 12 mesi il Governo dovrà attuarla con un apposito decreto. Ciò avverrà entro la legislatura, perché noi abbiamo una parola sola e la manteniamo», afferma il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli, relatrice del Ddl.

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