Cani e gatti, cambia tutto sulla tracciabilità

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Microchip obbligatorio e nuove regole UE contro il commercio illegale

Di Michele Mavino

Per la prima volta l’Unione europea introduce una disciplina organica sul benessere e sulla tracciabilità di cani e gatti. Identificazione e registrazione saranno progressivamente estese a tutti gli animali, compresi quelli detenuti dai privati. Nuovi obblighi per allevatori, venditori, rifugi e annunci online, con importanti ricadute anche sull’attività di controllo.

Una vera e propria anagrafe europea diffusa di cani e gatti, costruita attraverso banche dati nazionali interoperabili, con identificazione mediante microchip e nuovi strumenti per contrastare il commercio illegale di animali, soprattutto attraverso internet. E’ questo uno degli aspetti più significativi della nuova disciplina europea sul benessere e sulla tracciabilità di cani e gatti, definitivamente approvata dal Consiglio dell’Unione europea il 22 maggio 2026 dopo il via libera del Parlamento europeo del 28 aprile.

Si tratta di un intervento particolarmente importante perché, per la prima volta, l’Unione europea introduce standard armonizzati applicabili all’allevamento, alla detenzione, alla commercializzazione e alla tracciabilità di cani e gatti. L’obiettivo non è soltanto migliorare il benessere degli animali. La tracciabilità diventa infatti uno strumento per colpire un fenomeno ben più ampio, che riguarda allevamenti irregolari, importazioni illecite, falsificazione dei documenti e soprattutto compravendita di animali attraverso annunci online difficilmente riconducibili a soggetti e animali effettivamente identificati.

Il cuore della riforma è rappresentato dall’art. 20 del testo approvato. Tutti i cani e i gatti detenuti negli stabilimenti, immessi sul mercato o posseduti da proprietari di animali da compagnia o da altre persone fisiche o giuridiche dovranno essere identificati individualmente mediante un transponder iniettabile contenente un microchip leggibile. Non si tratta, quindi, di una prescrizione limitata agli animali destinati alla vendita.

La prospettiva scelta dall’Unione è quella della tracciabilità generalizzata: progressivamente anche i cani e i gatti detenuti dai semplici privati dovranno entrare nel sistema di identificazione e registrazione. Una novità particolarmente significativa soprattutto per i gatti, per i quali nei diversi ordinamenti nazionali non esiste oggi un sistema uniforme di identificazione obbligatoria paragonabile a quello previsto per i cani. L’applicazione sarà però graduale. Per gli operatori economici, i venditori, gli allevatori e i rifugi il sistema entrerà a regime molto prima, mentre per i proprietari privati che non commercializzano animali sono previsti periodi transitori decisamente più lunghi: dieci anni per i cani e quindici anni per i gatti.

Il microchip costituisce soltanto il primo passaggio. L’identificazione dovrà essere accompagnata dalla registrazione dell’animale in apposite banche dati nazionali. Ed è proprio qui che emerge la dimensione europea della riforma.

Gli Stati membri dovranno infatti garantire l’interoperabilità delle rispettive banche dati, mentre la Commissione realizzerà un indice europeo destinato a consentire la ricerca delle informazioni relative agli animali registrati nei diversi Paesi. L’obiettivo è superare uno dei principali limiti dell’attuale sistema, cioè la difficoltà di seguire la provenienza e i passaggi di un animale quando questo attraversa le frontiere nazionali. a tracciabilità diventa così uno strumento non soltanto di tutela dell’animale, ma anche di contrasto alle frodi e ai traffici illeciti.

Stretta sugli annunci online

Particolarmente interessante, anche dal punto di vista dei controlli, è la disciplina della vendita attraverso internet. Chi pubblicizza online un cane o un gatto destinato alla vendita dovrà fornire informazioni che consentano di verificare l’identificazione, la registrazione e la titolarità dell’animale. La Commissione dovrà mettere a disposizione gratuitamente un sistema online capace di effettuare controlli automatizzati sull’autenticità di queste informazioni attraverso le banche dati nazionali. Il sistema genererà un apposito token univoco di verifica.

In sostanza, l’annuncio commerciale non dovrebbe più poter essere completamente sganciato dall’identità dell’animale pubblicizzato. È un passaggio potenzialmente molto importante nel contrasto al commercio abusivo di cuccioli, che negli ultimi anni ha trovato proprio nelle piattaforme digitali e nei social network uno dei principali canali di diffusione. Non viene tuttavia introdotto un obbligo generale di sorveglianza preventiva a carico delle piattaforme online: la nuova disciplina deve infatti coordinarsi con il quadro europeo già delineato dal Digital Services Act.

La riforma non riguarda soltanto la tracciabilità. Vengono introdotti standard minimi europei relativi all’alimentazione, alla disponibilità di acqua, agli spazi, alla temperatura, all’illuminazione, alla pulizia e, più in generale, alle condizioni nelle quali cani e gatti devono essere allevati e custoditi. Gli animali dovranno essere mantenuti in ambienti che consentano comportamenti compatibili con le caratteristiche della specie e dovranno essere garantite condizioni idonee anche sotto il profilo dello stato mentale e delle interazioni sociali.

Particolare attenzione viene dedicata alle pratiche di allevamento. La normativa europea interviene infatti sul fenomeno della selezione esasperata di determinate caratteristiche fisiche che possono compromettere seriamente la salute dell’animale. Cani e gatti con caratteristiche morfologiche eccessive o sottoposti a mutilazioni che ne alterano le caratteristiche fisiche saranno inoltre esclusi da competizioni, esposizioni e manifestazioni.

Stop alle pratiche di allevamento più problematiche

Il nuovo sistema punta a contrastare quelle pratiche nelle quali l’esigenza commerciale o estetica finisce per prevalere sulla salute dell’animale. L’impostazione europea è chiara: l’allevamento non può perseguire caratteristiche fisiche che producano conseguenze negative prevedibili sul benessere del cane o del gatto. La riforma incide quindi anche sul mercato degli animali appartenenti a razze caratterizzate da conformazioni estreme, fenomeno sul quale negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione scientifica e veterinaria. La tutela del benessere animale entra così direttamente nei criteri che devono guidare l’attività degli allevatori.

Dal punto di vista operativo, la parte probabilmente più interessante è quella relativa alla tracciabilità. Un sistema nel quale ogni animale commercializzato deve essere identificato, registrato e collegato a informazioni verificabili consente infatti di ricostruirne con maggiore facilità la provenienza.

Per gli organi di controllo questo significa disporre, almeno potenzialmente, di uno strumento molto più efficace per verificare se il cane o il gatto offerto in vendita provenga effettivamente dal soggetto dichiarato, se sia stato correttamente registrato e se i dati pubblicizzati online corrispondano a quelli contenuti nelle banche dati. Si tratta di un profilo che può assumere interesse anche per la polizia locale, soprattutto nell’ambito dei controlli sul commercio, sugli allevamenti, sui negozi di animali, sulle vendite effettuate attraverso internet e, più in generale, nelle attività di contrasto al commercio abusivo. Naturalmente la concreta distribuzione delle competenze di vigilanza continuerà a dipendere dalla normativa nazionale e regionale e dalle scelte organizzative che accompagneranno l’attuazione del Regolamento.

La stretta riguarda anche le importazioni. Uno degli obiettivi dichiarati della riforma è infatti evitare che standard più rigorosi applicati agli allevatori europei possano essere aggirati semplicemente facendo arrivare gli animali da Paesi terzi. Per i cani e i gatti introdotti nell’Unione saranno pertanto previste condizioni di tracciabilità e di benessere coerenti con quelle richieste agli operatori europei. Anche questo aspetto assume particolare rilievo nel contrasto al traffico internazionale di cuccioli, nel quale l’alterazione dei documenti relativi alla provenienza, all’età e alle condizioni sanitarie dell’animale rappresenta da tempo uno dei principali problemi per le autorità di controllo.

Attenzione, però, alle date. L’approvazione del Regolamento non significa che tutti questi obblighi diventino immediatamente applicabili. Il legislatore europeo ha previsto un sistema articolato di periodi transitori proprio per consentire agli Stati membri, agli operatori e ai proprietari di adeguarsi. La disciplina generale diventerà applicabile dopo due anni dall’entrata in vigore, mentre per numerose disposizioni sono previsti termini più lunghi, che arrivano in alcuni casi a otto o dieci anni. Ancora più graduale sarà l’estensione effettiva dell’identificazione e della registrazione agli animali già detenuti dai privati. È quindi importante evitare una lettura semplicistica della riforma: non nasce dall’oggi al domani un obbligo immediato di microchip per ogni gatto presente nelle abitazioni europee.

Nasce invece un percorso destinato progressivamente a condurre verso un sistema nel quale cani e gatti saranno identificabili e tracciabili in tutta l’Unione europea.

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