Sottosoglia senza fretta? Sì, ma solo se la “gara aggravata” è motivata come si deve

Ordine ingegneri venezia convegno 10 marzo 2023 nuovo codice dei contratti pubblici

Di Luca Leccisotti

Nel sottosoglia il Codice disegna un modello tendenzialmente accelerato: procedure e termini sono calibrati per coniugare concorrenza e semplificazione, dando concretezza al principio del risultato. Proprio per questo, quando la stazione appaltante sceglie volontariamente di utilizzare una procedura “più forte” rispetto a quella ordinariamente prevista per la fascia (ad esempio una procedura aperta al posto della negoziata ex art. 50, comma 1, lett. d)), la questione non è meramente organizzativa: incide sulla legittimità della sequenza procedimentale, sulla tenuta dei tempi e sull’onere motivazionale che grava sul RUP.

Il punto di partenza è che nel sottosoglia l’amministrazione non è “prigioniera” del modulo semplificato: può optare per una procedura ordinaria/aperte, ma questa opzione non è neutra. Il criterio ordinante è la coerenza tra forma procedurale concretamente scelta e disciplina dei termini: non è sostenibile costruire un ibrido in cui si usa una procedura più strutturata pretendendo però di applicare i termini (più compressi) tipici della procedura semplificata che si è deciso di non utilizzare. La logica è semplice: se cambi modello di gara, cambiano anche i suoi “tempi fisiologici”, perché i termini servono a garantire effettiva contendibilità e un’istruttoria proporzionata al modulo selettivo adottato.

Su questo snodo si innesta in modo diretto il parere n. 3437/2025 del servizio di supporto giuridico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il MIT, richiamando espressamente il principio del risultato (art. 1 del Codice), afferma due cose operative: (i) resta salva la facoltà della stazione appaltante di “aggravare” la procedura anche in assenza di interesse transfrontaliero certo, purché ciò discenda da opportune valutazioni legate alle caratteristiche del mercato, alle peculiarità dell’affidamento e agli interessi pubblici sottesi; (ii) una volta scelto il modulo dell’aperta, “i termini di conclusione sono quelli” propri della procedura aperta indicati dall’Allegato I.3, e non quelli (più brevi) della negoziata che sarebbe stata astrattamente applicabile.

Questo passaggio è rilevante perché chiarisce, senza ambiguità, che l’allungamento dei tempi non è un “premio” automatico né una scappatoia per dilatare la chiusura della procedura: è un effetto tecnico della scelta, ammissibile solo se la scelta stessa è motivata come strumento funzionale al risultato (qualità, concorrenza effettiva, sostenibilità dell’esecuzione). Ne deriva una regola di comportamento: la decisione di utilizzare l’aperta nel sottosoglia deve essere scritta e difesa nella decisione a contrarre (o atto equivalente), con motivazione sintetica ma sostanziale, evitando formule stereotipate.

L’istruttoria “minima” che rende difendibile l’aggravamento si articola, in concreto, su tre blocchi. Primo: mercato di riferimento. Se il mercato è ampio, contendibile e potenzialmente sensibile a requisiti tecnico-qualitativi, l’aperta può massimizzare la partecipazione e migliorare l’esito competitivo, riducendo anche i rischi di contestazioni sulla platea degli invitati. Secondo: peculiarità dell’affidamento. Complessità prestazionale, rischio esecutivo, necessità di comparazione qualitativa, standard prestazionali stringenti o interdipendenze con altri contratti possono rendere preferibile una gara più “aperta” e strutturata. Terzo: interessi pubblici sottesi. Non basta evocare la concorrenza in astratto; occorre spiegare perché, per quel bisogno pubblico, quel modulo è più idoneo a massimizzare risultato e affidabilità del contraente, pur accettando tempi più ampi.

Sul versante dei termini, il corollario del parere MIT è che, scelta l’aperta, si applicano i termini dell’Allegato I.3 per la procedura aperta (non quelli della negoziata): tipicamente, termine minimo più ampio per la presentazione delle offerte e termine massimo più ampio per l’aggiudicazione rispetto alla negoziata, proprio perché cambia l’architettura competitiva e cambia l’impegno istruttorio richiesto.

In conclusione: nel sottosoglia la “gara aggravata” è legittima, ma è una scelta onerosa in termini di motivazione e coerenza. Il parere MIT n. 3437/2025 mette un punto fermo: se scegli l’aperta, accetti (e applichi) i termini dell’aperta; se vuoi i termini della negoziata, devi fare la negoziata. Il RUP, qui, non deve “giustificare l’ovvio”, ma dimostrare che la forma procedurale selezionata è uno strumento ragionevole per perseguire il risultato, non un modo elegante per prendere tempo.

Condividi questo articolo!