Ferie non godute e quiescenza per infermità

Quando il divieto di monetizzazione non regge più.
Di Luca Leccisotti
Nel pubblico impiego il divieto di monetizzazione delle ferie non godute è stato a lungo trattato come una regola granitica, quasi automatica: se il lavoratore non fruisce delle ferie, alla cessazione del rapporto “perde” il residuo, salvo ipotesi eccezionali. Questa lettura, tuttavia, non è più sostenibile quando l’evento che impedisce la fruizione non è governabile dal dipendente e, soprattutto, quando la cessazione deriva da una vicenda oggettiva non imputabile alla sua volontà, come il collocamento in quiescenza per sopravvenuta inidoneità al servizio per infermità. Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2956/2026, conferma un orientamento ormai consolidato e lo rende pienamente operativo anche sul piano della...







