Nuovi poteri alla PL, ma i nodi resta sempre funzioni, tutele e risorse

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Duro comunicato dell’ANCI a seguito dell’ennesimo Ddl sicurezza.

Di Michele Mavino

Il comunicato diffuso da ANCI il 14 luglio 2026, all’indomani del via libera del Consiglio dei ministri al nuovo disegno di legge sicurezza (clicca qui per il nostro articolo), riporta al centro del dibattito la questione che da anni accompagna ogni intervento normativo sulla sicurezza urbana, e cioè fino a che punto è possibile ampliare i compiti della Polizia locale senza intervenire, contemporaneamente, sul suo ordinamento, sulle tutele degli operatori e sulle risorse a disposizione dei Comuni?

La presa di posizione del delegato ANCI alla sicurezza urbana, Vito Leccese, muove in particolare dall’ipotesi di estendere anche alla Polizia locale il nuovo strumento del fermo di prevenzione. Il punto sollevato dall’Associazione dei Comuni è netto. Non è più sostenibile attribuire nuove responsabilità operative agli agenti comunali continuando a mantenerli in un quadro giuridico, previdenziale e organizzativo profondamente diverso da quello delle Forze di polizia statali.

La questione, in realtà, va ben oltre il singolo istituto del fermo preventivo. Il nuovo Ddl approvato dal Consiglio dei ministri si inserisce infatti in una strategia di rafforzamento degli strumenti di prevenzione e di controllo dei fenomeni di violenza e vandalismo urbano, con particolare attenzione alla delinquenza giovanile e ai contesti della cosiddetta movida. Le prime ricostruzioni del testo confermano l’estensione dei poteri preventivi di polizia e il coinvolgimento della Polizia locale in questo nuovo modello operativo.

Ed è proprio qui che la posizione di ANCI coglie un problema difficilmente eludibile. La Polizia locale è ormai stabilmente inserita nei sistemi territoriali di sicurezza integrata. Partecipa ai servizi coordinati, interviene nelle aree urbane più problematiche, svolge funzioni di polizia giudiziaria e di polizia stradale e, sempre più frequentemente, rappresenta il presidio di polizia maggiormente presente nelle strade e nelle piazze delle città. Eppure, a questa progressiva crescita delle responsabilità non ha fatto seguito una parallela evoluzione dello status giuridico e delle condizioni operative degli appartenenti ai Corpi e Servizi di Polizia locale.

Il fermo di prevenzione rende questa contraddizione ancora più evidente. Non si tratta di una semplice attività amministrativa o di controllo del territorio. Si interviene direttamente sulla libertà personale di un individuo, in un ambito costituzionalmente delicatissimo e nel quale la valutazione dell’operatore deve essere sorretta da presupposti normativi rigorosi, da una formazione specifica e, soprattutto, dalla possibilità di disporre immediatamente delle informazioni necessarie sul soggetto controllato.

È quindi particolarmente significativa la richiesta di ANCI di garantire alla Polizia locale un accesso effettivo alle banche dati. Come evidenziato nel comunicato, non appare ragionevole chiedere a un agente di assumere decisioni operative particolarmente delicate senza consentirgli di conoscere pienamente chi abbia di fronte e quale possa essere il livello di pericolosità del soggetto. Il tema non è corporativo. È, prima ancora, un problema di sicurezza dell’operatore e di efficacia dell’intervento.

Lo stesso ragionamento riguarda le dotazioni operative, la formazione e le tutele legali, assicurative e previdenziali. Da anni si assiste ad un progressivo avvicinamento delle funzioni concretamente esercitate dalla Polizia locale a quelle proprie del sistema della sicurezza pubblica, mentre permane una netta distanza sotto il profilo delle garanzie riconosciute al personale. È una sorta di “assimilazione funzionale senza assimilazione ordinamentale”, si ampliano cioè i compiti, ma non si adegua il sistema che dovrebbe consentire di esercitarli.

Il comunicato ANCI va oltre la polemica politica contingente. La critica riguarda infatti il metodo con cui, ancora una volta, si interviene sulla Polizia locale. Lo si fa per aggiunte successive di competenze, anziché attraverso una riforma organica capace di definire definitivamente ruolo, funzioni e collocazione istituzionale dei Corpi.

Particolarmente pesante è poi il richiamo alla questione degli organici. ANCI ricorda come negli ultimi anni i Comuni abbiano perso migliaia di operatori e sottolinea la sproporzione tra i 20 milioni di euro previsti per il nuovo ordinamento della Polizia locale e i circa 400 milioni che, secondo le stime richiamate nel comunicato, sarebbero necessari soltanto per un serio rafforzamento delle dotazioni organiche.

Ed è forse questo il vero punto debole di ogni nuova riforma della sicurezza urbana. Una norma può attribuire un potere, ma non può creare gli operatori necessari per esercitarlo. Può ampliare le competenze, ma non sostituisce la formazione. Può chiedere maggiore presenza sul territorio, ma non risolve la carenza strutturale di personale che interessa moltissimi Comandi, soprattutto nei Comuni medio-piccoli. Il rischio è quello di costruire una Polizia locale sempre più centrale nelle dichiarazioni legislative e sempre più fragile nella realtà quotidiana. Una polizia chiamata a occuparsi di sicurezza urbana, degrado, violenza giovanile, controlli stradali, polizia giudiziaria, commercio, ambiente ed edilizia, ma spesso costretta a farlo con organici ridotti e strumenti informativi e operativi non sempre adeguati alla delicatezza delle nuove funzioni.

L’ANCI vuole a questo punto mettere il Governo davanti ad un bivio. Se la Polizia locale deve diventare a tutti gli effetti uno dei pilastri del sistema nazionale di sicurezza territoriale, allora occorre finalmente costruire attorno a questa funzione un ordinamento coerente.

Diversamente, anche l’estensione del fermo di prevenzione rischia di rappresentare l’ennesima attribuzione di responsabilità senza una reale costruzione della capacità operativa necessaria per esercitarla. Un’operazione di facciata per mettere una toppa alle situazioni di degrado che riempiono quotidianamente i telegiornali e catalizzano le attenzioni dei cittadini, lasciando però la responsabilità dell’eventuale fallimento dello strumento nelle mani di chi è chiamato ad utilizzarlo.

Si può quindi riassumere in questo modo il Comunicato dell’ANCI. La sicurezza urbana non si rafforza semplicemente aumentando i poteri sulla carta. Servono uomini, formazione, banche dati, tecnologie e tutele. Soprattutto, serve decidere una volta per tutte quale Polizia locale si vuole costruire per il futuro.

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