di Stefano MANINA
E’ di pochi giorni fa la tragica notizia del, purtroppo ennesimo, suicidio messo in atto da un appartenente alla polizia locale.
Questa volta è toccato ad un giovane agente del Comando di Ospitaletto in provincia di Brescia.
Come spesso accade l’uomo per compiere il gesto estremo ha usato l’arma di servizio e ha messo in scena l’atto all’interno degli uffici del proprio Comando.
E come se non bastasse proprio nel giorno della Festa della Repubblica una collega 29enne del Corpo di Rho, appena giunta in Comando per prendere servizio, ha deciso di farla finita utilizzando la pistola in dotazione.
Ancora una volta non si può che restare sgomenti davanti a questa tragica notizia e come redazione esprimere cordoglio e vicinanza alle famiglie e a tutti i colleghi di Ospitaletto e Rho.
Ma il fenomeno travalica la semplice cronaca e la troppa frequenza con la quale questi episodi si stanno verificando impone di fare alcune riflessioni di carattere generale, pur non avendo chi scrive competenze di natura psicologica e psichiatrica anche se purtroppo è stato toccato da vicino da questo fenomeno,
Partiamo dal presupposto che nella nostra società negli ultimi anni e in particolare dopo il Covid in senso generale gli atti anti conservativi sono in forte aumento.
E’ una questione statisticamente più diffusa tra le giovani generazioni ma che coinvolge purtroppo anche le persone adulte.
Sicuramente la depressione a livello di società è il male del nostro tempo, frutto di una sensazione di precarietà, incertezza sul futuro, difficoltà a rimanere al passo con i mutamenti tecnologici e geopolitici, perdita del senso di comunità e della rete famigliare e sociale e del crescente senso di isolamento che le persone percepiscono.
E secondo i dati scientifici il fenomeno assume percentuali molto più rilevanti tra gli uomini in divisa siano essi appartenenti alle forze armate o di polizia.
Tra essi poi sembra che il fenomeno investa in modo ancor più pregnante gli appartenenti della polizia locale.
Ad onore del vero bisogna evidenziare come ad oggi manchi una banca dati ufficiale che possa fornire su base certa e scientifica la dimensione del problema che però è statisticamente studiato e rilevato da alcuni osservatori nazionali su tutti quello dell’associazione Cerchio Bluche da alcuni anni raccoglie i dati dei i casi riguardanti Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Polizia Locale.
Secondo tale osservatorio tra i poliziotti municipali nel decennio 2014-2024 si sono verificati ben 64 casi, (48 maschi e 16 donne) e nell’89,06% dei quali la vittima ha fatto ricorso all’arma in dotazione.
Infatti non bisogna trascurare come elemento facilitatore la pronta disponibilità della pistola di servizio che nella quotidianità è spesso a disposizione dell’operatore e che è in grado di produrre effetti immediatamente e quasi sempre letali attraverso un gesto semplice, conosciuto, rapido e poco doloroso.
E quindi necessario indagare sulle condizioni emotive, organizzative e sociali in cui operano gli appartenenti alla Polizia Locale, spesso esposti a pressioni crescenti, conflittualità quotidiana, responsabilità operative, isolamento professionale e insufficiente riconoscimento istituzionale.
Ogni giorno ci troviamo ad operare in realtà complesse ove si intrecciano sicurezza urbana, viabilità, rilievi di sinistri stradali, gestione di eventi emotivamente gravosi, controlli amministrativi, interventi ambientali, situazioni di degrado, conflitti di vicinato, emergenze, attività di prossimità esposti ad un’interazione con cittadini a loro volta esasperati, fragili o ostili.
Sicuramente poi questo lugubre fenomeno evidenzia l’effettiva fragilità di una categoria collocata da anni in una zona istituzionale ambigua, chiamata a svolgere funzioni di polizia sempre più complesse, esposte e socialmente delicate, senza avere ancora ottenuto un riconoscimento giuridico, contrattuale, assistenziale e previdenziale pienamente coerente con i rischi effettivamente sostenuti che l’annunciata riforma della Polizia Locale solo in parte risolverà rischiando di amplificare in concreto questa percezione.
Dal punto di vista psicologico un particolare elemento da considerare è che ogni divisa, anche la nostra, per il suo valore simbolico e per le aspettative che la cittadinanza proietta su chi la indossa, può rappresentare un ostacolo all’esplicitazione della richiesta di aiuto, in quanto l’operatore rischia di percepire la sua debolezza come elemento poco compatibile con l’immagine pubblica di affidabilità, controllo e tenuta emotiva richiesta dalla funzione.
Molte volte infatti la paura di essere giudicato debole, inaffidabile, non idoneo o professionalmente meno credibile può portare il soggetto a nascondere il proprio disagio, quando invece avrebbe bisogno di ascolto, accompagnamento e sostegno specialistico.
Non solo ma in molti casi l’operatore crede che l’eventuale accesso a un supporto psicologico possa incidere negativamente sulla valutazione interna, sulla progressione di carriera, sull’assegnazione dei servizi o sulla considerazione dei colleghi.
E così la sofferenza interiore invece dui essere riconosciuta esplicitata e presa in carico, viene spesso occultata, rimossa o confinata nella sfera privata, fino a diventare invisibile proprio in quegli ambienti nei quali dovrebbe essere più facilmente intercettata
E quando accade l’irreparabile, nei colleghi subentra un senso di stupore, incredulità con crescente senso di colpa per non essersi accorti della sofferenza di fatto non manifestata dal collega di ufficio o dal compagno di pattuglia.
Viene allora da chiedersi cosa si possa fare per prevenire questo fenomeno ed intercettare, limitare e accogliere i segni di questo disagio.
Per prima cosa occorre un mutamento culturale profondo che però per sua stessa natura fa a pugni con i disturbi della depressione.
La richiesta di aiuto deve essere riconosciuta come un comportamento professionale, responsabile e coerente con la funzione, e non come segno di cedimento personale con la consapevolezza che un agente in crisi che inizia un percorso di supporto non tradisce il suo ruolo, ma proteggere sè stesso, i colleghi, l’amministrazione e la collettività.
Infatti la sicurezza pubblica non dipende soltanto dall’ operato sul territorio, ma anche dalla salute, dalla lucidità e dalla stabilità emotiva di chi è chiamato quotidianamente a garantirla.
All’interno dei Comandi e se vogliamo ancor prima dei comuni, occorre avere cognizione di ciò sviluppando politiche e misure di valutazione del rischio che affrontino realmente anche la questione dello stress da lavoro correlato cercando di cogliere i segnali di episodi di burn out ed esaurimento da parte dei lavoratori e tra essi in modo ancora più attento degli operatori di PL.
In questo non aiuta la generale situazione dei dipendenti pubblici in particolare degli Enti Locali che hanno pero competitività e attrattiva rispetto al privato ma anche ain Ministeri e alle Agenzie nazionali con stipendi inferiori e non adeguati e carichi di lavoro e responsabilità crescenti a fronte di un continuo ricambio di prsonalwe e diminuzione degli organici.
In questa direzione si stanno muovendo i recenti CCNL sia quello sottoscritto a febbraio valido per il triennio 2022-2024 sia la bozza di quello per il triennio 2025-2027 attualmente in discussione presso l’ARAN.
Ma le misure in esse previste non devono rimanere sulla carta e soprattutto devono trovare concreta applicazione specie per il personale in divisa andandosi a coniugare con turni, esigenze di servizio, compiti, organici, formazione e dotazioni strumentali.
Anche la normativa nazionale potrebbe darci una mano ad iniziare dalla tanto discussa riforma della Polizia Locale.
L’attuale testo del disegno di legge delega trasmesso al Senato ha il merito di riconoscere finalmente l’esigenza di superare l’impianto della legge quadro n. 65 del 1986 e di riordinare funzioni, qualifiche, armamento, formazione, accesso alle banche dati, tutele, dispositivi di protezione, patrocinio legale e rapporti con le Forze di polizia dello Stato.
Il punto più delicato resta quello del riconoscimento sostanziale per ora realizzabile solo attraverso una reale attribuzione alla contrattazione collettiva di apposite sezioni per la Polizia Locale nei contratti del comparto funzioni locali con la possibilità di destinare specifiche risorse alla valorizzazione professionale, l’introduzione di disposizioni assistenziali, assicurative e infortunistiche.
Strategico sarà poi la nuova ricognizione del Documento di Valutazione dei Rischi con specifici capitoli connessi alla funzione svolta, che inevitabilmente dovrà toccare anche questo spinoso argomento.
Inoltre il patrocinio legale per fatti compiuti in servizio e la disciplina delle forme di collaborazione con le Forze di polizia dello Stato, le procedure di accesso al CED e il collegamento con il numero unico 112 sono aperture rilevanti, ma non equivalgono ancora a un pieno contratto autonomo, né a una equiparazione generalizzata alle tutele delle Forze di polizia statali.
Certamente in questo contesto servirebbero criteri di selezione del personale uniformi a livello nazionale con requisiti specifici e accertamenti di natura psicologica e attitudinale dei candidati.
All’interno delle singole realtà poi il Comandante non dovrebbe essere lasciato solo ma essere affiancato da professionisti in grado do creare occasioni di vigilanza medico sanitaria anche di natura psicologica, procedure certe e codificate per togliere anche solo temporaneamente l’arma di servizio ad operatori in difficoltà facendo però vivere tali provvedimenti come una forma di protezione e non di punizione o penalizzazione economica.
Andrebbero create occasioni di team bulding e di supporto psicologico e motivazionale individuale e collettivo con la creazione di sportelli di ascolto e interventi di supporto degli operatori nell’attività quotidiana e dopo la gestione di eventi drammatici o complicati quali sinistri stadali gravi, comunicazioni di lutto, allontanamenti dal nucleo famigliare, violenza domestica, catastrofi ambientali e alluvioni o incendi, sgomberi e arresti cruenti.










