La Legge 21 aprile 2026 n. 75: stretta sulle frodi alimentari e nuova tutela del Made in Italy agroalimentare

Agroalimentare made in italy

Di Michele Mavino

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 14 maggio 2026 della Legge 21 aprile 2026, n. 75, il legislatore interviene in maniera significativa sul sistema di tutela dei prodotti alimentari italiani, introducendo un impianto sanzionatorio più severo e aggiornato rispetto alle moderne dinamiche del mercato agroalimentare. Il provvedimento, destinato ad entrare in vigore il 29 maggio 2026, rappresenta uno dei più rilevanti interventi degli ultimi anni nel settore della protezione del patrimonio agroalimentare nazionale e della lotta alle frodi alimentari.

La riforma si inserisce in un contesto caratterizzato da una crescente attenzione verso la difesa del cosiddetto “Made in Italy” agroalimentare, non soltanto sotto il profilo economico, ma anche sotto quello della tutela della salute pubblica, della trasparenza nei confronti del consumatore e della concorrenza leale tra operatori economici. L’impressione che emerge dalla lettura del testo normativo è quella di un rafforzamento degli strumenti repressivi e preventivi nei confronti di condotte considerate sempre più sofisticate e capaci di incidere negativamente sulla credibilità dell’intero comparto alimentare italiano.

Il provvedimento introduce una revisione organica del sistema sanzionatorio, intervenendo sia sul piano penale sia su quello amministrativo. La finalità appare quella di rendere maggiormente effettiva la repressione delle condotte fraudolente legate alla produzione, commercializzazione e distribuzione di alimenti, con particolare attenzione alle falsificazioni dell’origine, alle evocazioni indebite delle produzioni italiane di qualità e alle pratiche commerciali ingannevoli.

Uno degli aspetti più interessanti della legge riguarda proprio il tentativo di aggiornare categorie normative che, negli anni, avevano mostrato limiti applicativi rispetto alle nuove forme di contraffazione alimentare. Oggi le frodi non si manifestano più soltanto attraverso l’alterazione materiale del prodotto, ma anche mediante strumenti di comunicazione, etichettatura e promozione capaci di creare nel consumatore un convincimento ingannevole circa la provenienza o la qualità dell’alimento. In questo senso, la riforma sembra voler colpire non solo la contraffazione “classica”, ma anche tutte quelle pratiche che sfruttano indebitamente la reputazione delle produzioni italiane.

Dal punto di vista operativo, la legge assume particolare rilievo anche per le attività di vigilanza e controllo svolte dagli organi accertatori. L’inasprimento delle sanzioni e l’ampliamento delle ipotesi di illecito comporteranno inevitabilmente un incremento dell’attenzione nei confronti dei controlli sulla filiera agroalimentare, sull’etichettatura, sulla tracciabilità dei prodotti e sulla correttezza delle informazioni commerciali rivolte ai consumatori.

Per gli operatori di polizia amministrativa e di polizia locale, soprattutto nei territori caratterizzati dalla presenza di mercati, attività commerciali alimentari, fiere e manifestazioni enogastronomiche, la nuova disciplina potrebbe determinare un ampliamento delle attività di verifica documentale e sostanziale. La materia agroalimentare, infatti, non è più confinata esclusivamente agli organi specialistici, ma coinvolge sempre più frequentemente una pluralità di soggetti istituzionali chiamati a cooperare nell’ambito dei controlli.

Non va inoltre trascurato il valore simbolico e politico della riforma. Il comparto agroalimentare rappresenta uno dei principali asset economici italiani e la tutela delle produzioni nazionali viene ormai considerata strategica anche sotto il profilo dell’identità economica del Paese.

Condividi questo articolo!