Verso l’obbligatorietà per favorire una vera mobilità per i portatori di disabilità.
Di Ilaria Salmi
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha tracciato una nuova linea operativa per la gestione dei transiti dei soggetti portatori di disabilità nelle Zone a Traffico Limitato. L’obiettivo dichiarato dallo stesso Ministro nella risposta all’interrogazione n. 3-02361 dello scorso 29 gennaio, è l’abbattimento delle barriere burocratiche che oggi rendono inefficiente il controllo automatico tramite varchi elettronici.
Dall’analisi dei dati ministeriali emerge, infatti, una criticità operativa non trascurabile: la piattaforma informatica per le targhe associate al Contrassegno Unificato Disabili Europeo (CUDE), introdotta nel 2021, sconta un tasso di adozione estremamente ridotto.
Attualmente solo il 16% delle amministrazioni locali ha integrato i propri sistemi con la banca dati nazionale.
Durante il dibattito in Senato, è stato ribadito che il diritto alla mobilità dei cittadini portatori di disabilità è “incondizionato” e non può essere limitato da mere esigenze tecniche di controllo. La giurisprudenza di legittimità (Cassazione n. 28144/2022) impone un cambio di passo: il controllo automatico deve adeguarsi al diritto, non viceversa.
Per quanto detto, il Ministero ha annunciato interventi normativi imminenti per uniformare i controlli su scala nazionale:
- Obbligatorietà di adesione: si passerà dal modello facoltativo a quello obbligatorio per tutti i Comuni;
- Digitalizzazione totale: sviluppo di un sistema nazionale per la richiesta, la stampa e la spedizione del contrassegno direttamente a casa dei richiedenti aventi titolo.










