L’audizione ANCI sulla conversione del Decreto Sicurezza 2026

Decreto sicurezza

di Stefano MANINA

In questi giorni hanno preso avvio i lavori di conversione in Legge del Decreto 23 del 24 febbraio c.d. Decreto Sicurezza 2026 scorso nel corso dei quali il 10 marzo davanti alla Commissione Affari istituzionali del Senato c’è stata l’audizione dell’Anci per voce del Sindaco di Bari e delegato alla sicurezza urbana Vito Leccese.

Rimandando alla completa lettura del documento che si allega riassumiamo le posizioni dell’Associazione dei Comuni Italiani così come riportata sul relativo comunicato stampa.

In prima battuta i sindaci hanno chiesto al legislatore di rafforzare il ruolo dei Comuni nelle politiche di sicurezza urbana, garantire risorse strutturali e strumenti operativi adeguati alle polizie locali.

La posizione dei comuni è molto chiara e netta fondata sul convincimento che la sicurezza urbana rappresenta ormai un vero e proprio diritto di cittadinanza perché riguarda la qualità della vita, la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni.

I Comuni sono consapevoli del loro ruolo ovvero di essere il primo presidio sul territorio e il primo riferimento per i cittadini, ma per rispondere in modo efficace alle nuove sfide chiedono a gran voce strumenti adeguati e un investimento strutturale da parte dello Stato.

In particolare l’ANCI pur apprezzando alcune misure contenute nel decreto, tra cui l’incremento delle risorse per la sicurezza urbana e i fondi per la videosorveglianza, ha sottolineato la necessità di rendere questi interventi stabili nel tempo in quanto le città hanno bisogno di una programmazione pluriennale e di un rafforzamento strutturale dei fondi per la sicurezza urbana.

Tra le proposte avanzate da Anci c’è per prima cosa quella dell’istituzione di un Fondo nazionale da almeno 500 milioni di euro l’anno destinato al potenziamento degli organici della polizia locale, ridotti negli ultimi anni di oltre 11 mila unità.

Questa misura è ritenuta indispensabile per garantire un presidio efficace del territorio e rispondere alla crescente domanda di sicurezza nelle città.

Ancora una volta poi il Sindaco di Bari ha evidenziato l’urgenza di consentire alle polizie locali l’accesso pieno alle banche dati nazionali, a partire dal CED interforze, per rendere più efficaci i controlli sul territorio e migliorare la collaborazione con le forze di polizia statali.

Importante poi sottolineare come sia stato tirato in ballo anche il non meno importante tema della tutela degli operatori di polizia locale che si trovano ogni giorno a svolgere funzioni sempre più complesse e spesso affrontano rischi analoghi a quelli delle altre forze di polizia.

In particolare si ritiene necessario riconoscere tutele adeguate, a partire dal piano previdenziale e dal riconoscimento della specificità del loro lavoro”.
Il tutto perché la sicurezza non può essere affrontata solo con un approccio repressivo. Servono politiche integrate, investimenti sui servizi territoriali e una collaborazione forte tra Stato, Regioni e Comuni.

IN ALLEGATO IL DOCUMENRTO ANCI PRESENTATO NEL CORSO DELL’AUDIZIONE DEL 10 MARZO

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