di Stefano MANINA
Come è noto, e come abbiamo avito modo di approfondire dalle pagine del nostro portale, nell’ultimo mese ha ripreso vigore e forza l’iter di riforma del codice della strada in attuazione alla delega conferita al governo dalla Legge 177 del 2024.
Così il Ministero dei Trasporti ha dapprima convocato per una riunione esplicativa le maggiori organizzazioni e i rappresentanti delle categorie interessati per illustrare le linee guida della riforma in itinere e successivamente ha inviato loro la bozza del provvedimento e le proposte per raccogliere pareri considerazioni e suggerimenti.
Le oltre cento tra associazioni, enti e operatori professionali avranno tempo fino al 13 settembre 2026 per presentare le proprie osservazioni e fino a cinque proposte di modifica mirate.
Successivamente, entro il 14 ottobre 2026 (termine della legge delega), il Governo definirà la bozza finale prima del passaggio parlamentare per la discussione e l’approvazione definitiva.
Come si è appreso da quanto trapelato molte sono le novità in arrivo e la riforma pare svilupparsi attraverso tre principali direzioni.
Una maggiore armonizzazione con le norme europee e degli altri stati membri.
Una maggiore attenzione alla sicurezza stradale con particolare riguardo ai cosiddetti utenti deboli della strada.
Un approccio meno repressivo nei confronti del cittadino con regole più semplici ,meno vessatorie e snelle.
In particolare quest’ uLtimo principio è stato da sempre uno dei cavalli di battaglia del governo e del Ministro SalvinI in particolare che hanno spesso dimostrato di voler contrastare nei fatti quella diceria per cui gli organi accertatori e i comuni in particolare facciano cassa con i proventi delle multe strdali ( la questione autovelox docet).
Da operatori del settore non si può che essere d’accordo con tale principio a patto però che vengano rispettate due condizioni fondamentali
La prima che la trasparenza non impedisca di fatto i controlli di polizia stradale a danno proprio della sicurezza stradale cosa che invece con i decreti autovelox e l’affaire omologazione di fatto è avvenuta.
Secondo che lo Stato si renda conto che i Comuni si sostengono in grande misura con i proventi delle sanzioni del CdS ed in particolare con tali somme mantengono ampliano e ammodernizzano i loro corpi di polizia locale sempre meno dediti a controlli di polizia stradale e sempre più impiegati a garantire per conto ma senza deleghe e risorse dello Stato la sicurezza urbana.
Delle due l’una allora riducendo gli introiti o lo Stato interviene con maggiori trasferimenti o si fa carico di deleghe e compiti di sicurezza che per comodità e sussidiarietà tende ormai da oltre 10 anni a voler demandare ai sindaci.
E ciò non pare avvenire con un legislatore che sulla questione si dimostra miope populista e disorganico.
Infatti da un lato sta andando faticosamente in porto la riforma della polizia locale che certamente mira a riconoscere alla categoria un ruolo diverso e sostanzialmente a scaricare in modo definitivo su sindaci e comandi il fardello sella sicurezza urbana fatta di baby gang, movida, piccolo spaccio e uso di sostanze stupefacenti, accattonaggio, ubriachezza disperazione, immigrazione irregolare, disturbi mentali, disagio sociale, occupazioni abusive, stanziamenti di nomadi ovvero tutte quelle situazioni complesse difficili da gestire che le forze di polizia statali non vogliono più prendere in carico.
Il tutto senza nei fatti dare alla PL gli strumenti e i necessari riconoscimenti economici assistenziali e previdenziali.
Dall’altro come se non bastasse dopo aver invocato maggiore impiego delle polizie locali nei servizi di polizia stradale, auspicando un impiego h 24 nell’attività di infortunistica stradale al fine di liberare òe pattiglie delle forze statali per dedicarle a compiti più rilevanti…….ecco l’ultima trovata.
Come emerge dalla bozza della riforma del Cds il ministero intende intervenire anche modificando l’articolo 208 relativamente alla destinazione dei proventi.
In un’ottica di trasparenza e minor vessazione del cittadino ecco che l’esecutivo mira a rivedere l’attuale destinazione riscrivendo il relativo articolo e statuendo che il 70% degli incassi delle multe dovrà essere destinato direttamente all’ente proprietario della strada con il vincolo di reinvestirele somme in manutenzione e sicurezza stradale, mentre il 30% andrà all’ente accertatore per la gestione del servizio.
Sparisce così ogni riferimento alle forme di sostegno assistenziale e previdenziale per il personale accertatore.
Molto bene giusto… cosa dobbiamo ancora spremere dagli impiegati in divisa!!!
Fortunatamente la cosa non è passata inosservata tra gli operatori di polizia locale che hanno già lanciato l’allarme tra cui l’Associazione Breciana delle polizie Locali
A livello nazionale in particolare per prima e con forza è stata l’ANVU che per bocca del suo presidente Silvana Paci ha evidenziato come la Polizia Locale non può più permettersi di affrontare ogni giorno un nuovo fronte di criticità senza che nessuno si interroghi seriamente sul suo futuro. La situazione è grave e le difficoltà nel tamponare, una dopo l’altra, le problematiche che si presentano sono sempre più evidenti. Ogni intervento normativo rischia di aggiungere responsabilità, rischi e carichi di lavoro, senza garantire alla Polizia Locale adeguate tutele, riconoscimento e strumenti.
Paci infatti sottolinea a chiare lettere come tra le modifiche in discussione al Codice della Strada, ci sia anche quella che investe l’art. 208: una norma che rappresenta una delle poche forme concrete di sostegno e tutela per il personale della Polizia Locale, attraverso la destinazione di una parte delle risorse alle attività di assistenza e previdenza.
Anvu si dice pronta a intervenire con proposte ed emendamenti, sottolineando come sia chiedere una Polizia Locale sempre più protagonista della sicurezza e, contemporaneamente, discutere provvedimenti che ne indeboliscono autonomia, riconoscimento, assistenza e previdenza.
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