Di Michele Giuliano Perrone
Una recente sentenza della Corte di Cassazione e precisamente la n.33570 del 15 settembre c.a., è destinata a far discutere i giuristi e gli addetti ai lavori. In buona sostanza, la Suprema Corte, torna a pronunciarsi in materia di “ legittimo impedimento“ durante le udienze di natura penale.
L’ ORIGINE DELLA VICENDA
La questione trattata trae origine da una sentenza della Corte di Appello di Salerno che, confermando a sua volta la decisione del Tribunale, aveva condannato due imputati, rei di un’ aggressione perpetrata in data 8 luglio 2019 ad una loro vicina di casa.
Nell’ occasione la vittima era stata ripetutamente percossa con un tentativo di strangolamento, riportando una prognosi di 5 giorni. I due imputati, invece, erano stati condannati a mesi 4 di reclusione per il reato di lesioni personali con l’ aggravante di averlo commesso in più persone.
IL RICORSO PER CASSAZIONE
Nel corso del procedimento penale, erano state riconosciute agli aggressori le attenuanti generiche, difatti, il giudice aveva concesso loro sia la sospensione della pena con la condizionale, sia la non menzione, perlopiù era stato concesso un ristoro per danni subiti alla parte offesa. I ricorsi per Cassazione sulla vicenda giudiziaria, riguardavano il rigetto di n.2 istanze di rinvio di udienza per “legittimo impedimento”, la prima fatta prevenire dal difensore degli imputati, probabilmente impegnato in un altro procedimento , il secondo riguardava uno dei 2 soggetti rei che aveva prodotto un certificato medico per problemi di salute ad una gamba.
LA DECISIONE DELLA CORTE ED IL FOCUS SULLA SENTENZA
Esaminati gli atti processuali, “gli ermellini” giungevano a conclusione che, per quanto riguarda l’istanza di rinvio udienza da parte dell’ avvocato, è giustificato solo se l’ impedimento è comunicato al Tribunale “in maniera chiara, documentata ed esaustiva , in cui si deve evincere l’ impossibilità di nominare un sostituto“ mentre, per ciò che riguarda l’ imputato, l’ impedimento deve evolversi in un’impossibilità di partecipazione all’ udienza perché il soggetto rinviato a giudizio è incosciente e non ha contezza di sé a causa di motivi di salute che non gli consentono di rispondere alle domande in maniera lucida. La distorsione alla caviglia rimediata dall’ imputato, non è stata ritenuta sufficiente per ottenere il legittimo impedimento, poiché lo stesso, anche mediante l’ utilizzo delle stampelle, poteva recarsi in aula di Tribunale. Entrambi i ricorsi presentati venivano cassati condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali ammontanti a circa 3000 euro.
I principi ribaditi dalla Suprema Corte sul tema analizzato, sono sostanzialmente due, ossia: per il difensore degli imputati, vi è la possibilità di nominare un sostituto in udienza ex art.102 c.p.p., mentre per l’ imputato, la condizione patologica, non deve permettergli di uscire di casa.
COS’È IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO?
Il legittimo impedimento è una situazione dovuta a cause di forza maggiore che giustifica l’ assenza di una delle parti (avvocato o imputato) a presenziare in udienze penali, obbligando il giudice a rinviare la seduta. I presupposti sono: l’ assoluta impossibilità a presenziare in aula in modo certo ed adeguatamente documentato, specie per motivi gravi di salute dovuti a malattie improvvise, infortuni e gravi situazioni familiari o urgenti e non rinviabili motivi di lavoro. Chi richiede il rinvio deve dimostrare l’ impedimento con certificati idonei ed in maniera tempestiva. Tutto ciò serve a proteggere il diritto Costituzionale della persona a partecipare e a difendersi nel processo penale.










