Per la Cassazione si tratta di un accertamento ripetibile.
Di Giovanni Paris
Viene analizzata una recente sentenza della Corte di Cassazione riguardante la classificazione giuridica delle analisi chimiche condotte sulle sostanze stupefacenti sequestrate.
Secondo la Suprema Corte tali esami non costituiscono accertamenti tecnici irripetibili, anche qualora il singolo campione utilizzato venga interamente consumato durante i test di laboratorio.
Il principio cardine stabilisce che la ripetibilità dell’accertamento è garantita dalla disponibilità del quantitativo residuo della sostanza, che permette di effettuare nuovi prelievi e verifiche successive.
Di conseguenza, non è obbligatorio applicare le tutele previste dall’articolo 360 c.p.p., rendendo i risultati validi anche in assenza di preavviso all’indagato o ai suoi consulenti.
Per la Polizia Giudiziaria, diventa quindi essenziale garantire una corretta conservazione del reperto e una rigorosa documentazione della catena di custodia per preservare il valore probatorio delle indagini.
Di seguito l’analisi giuridica, le diapositive, l’infografica, la check list ed il testo della sentenza.










