In arrivo modifiche sull’imputabilità dei minori.

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di Stefano Manina

Durante la riunione del Consiglio dei Ministri del 23 luglio il Governo ha approvato un disegno di legge recante modifiche in materia di imputabilità del minore.

Secondo la nota diffusa da Palazzo Chigi il provvedimento interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto.

Infatti l’articolo 1 del DDL prevede che all’articolo 98, primo comma, del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Nei casi di cui al primo periodo la capacità di intendere e di volere del minore si presume fino a prova contraria”.

Cambia così in modo sostanziale il criterio di accertamento.

Infatti la capacità non dovrà più essere positivamente verificata caso per caso, ma sarà presunta fino a prova contraria.

Resterà però ferma la possibilità di escludere l’imputabilità quando risultasse, sulla base degli elementi acquisiti nel procedimento, che il minore ne fosse privo al momento del fatto così come permane la diminuzione della pena prevista per i minori imputabili.

Il disegno di legge modifica, di conseguenza, l’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, prevedendo che il giudice e il pubblico ministero possano acquisire anche elementi ai fini del giudizio sull’imputabilità del minore.

ART. 2 (Modifiche all’articolo 9 del decreto Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448) 1. All’articolo 9 del decreto Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: “l’imputabilità e” sono soppresse; b) dopo il comma 1 è inserito il seguente comma: “1-bis. Il pubblico ministero e il giudice possono altresì acquisire elementi ai fini del giudizio sull’imputabilità ai sensi dell’articolo 98, primo comma, secondo periodo, del codice penale”.

Il provvedimento è stato ritenuto importante e strategico da parte del Governo tanto che la premier Giorgia Meloni ha voluto con un video messaggio spiegare la ratio e le finalità della norma.

Stando alle parole della premier tutto parte dall’affermazione di un principio che sta molto a cuore all’Esecutivo ovvero chi aggredisce, chi rapina, chi devasta, deve pagare, sempre anche se ha quindici o sedici anni.

Meloni ha poi rimarcato come attualmente Il nostro ordinamento preveda che un minore tra i quattordici e i diciotto anni risponda del reato solo se il giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti al giudice, ma il punto di partenza cambia: prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità.

Questa norma colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari.

Ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono, perché sanno che tanto non accadrà loro nulla.

Secondo la Premier un ragazzo di quindici o sedici anni che diventa violento o commette reati, quasi mai ci arriva da solo.

Molto spesso c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto.

A di qui la seconda linea d’ azione del Governo che mira secondo le intenzioni a riempire quel vuoto richiede molto lavoro: sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili.

Per muoversi su più fronti con la consapevolezza che la fermezza senza alternative non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema.

E per questo lo Stato ha il dovere di essere severo con chi sbaglia, ma anche presente con chi rischia di perdersi. Perché non c’è vera libertà senza responsabilità.

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