Di Ilaria Salmi
Con la recente nota prot. n. 0028870 del 30 aprile 2026, il Ministero dell’Interno ha stabilito una linea netta e invalicabile sulla gestione della corrispondenza e delle notifiche, trasformando radicalmente le procedure operative degli uffici.
Il messaggio centrale è perentorio: l’utilizzo del servizio universale non è più considerato un’opzione percorribile, segnando così il definitivo tramonto della posta tradizionale.
Da questo momento, infatti, vige il divieto categorico di avvalersi dei canali ordinari per l’invio di atti, plichi o raccomandate; ogni ufficio ha l’obbligo di muoversi esclusivamente all’interno del perimetro dei contratti già stipulati dall’Amministrazione, i soli in grado di garantire tariffe agevolate e una tracciabilità a norma di legge.
In questo nuovo scenario, la piattaforma SEND diventa lo standard obbligatorio ed esclusivo per la notificazione degli atti giudiziari.
Il Ministero ha infatti chiarito che eventuali ostacoli tecnici o difficoltà di interfacciamento con il sistema di PagoPA S.p.A. non possono più essere invocati come pretesto per tornare alle spedizioni cartacee tradizionali, ormai considerate fuori standard.
Tali criticità devono essere invece risolte tempestivamente attraverso l’assistenza tecnica dedicata.
L’aspetto più severo della direttiva riguarda però la responsabilità diretta dei funzionari.
Il ricorso a canali non autorizzati comporta conseguenze finanziarie pesanti: gli uffici centrali non salderanno le fatture per servizi resi al di fuori dei contratti autorizzati e chi dispone spedizioni non conformi agirà senza legittimazione, rispondendo personalmente della spesa sostenuta.
Inoltre, poiché SEND e i contratti dedicati offrono costi sensibilmente inferiori, l’utilizzo del servizio postale standard viene configurato come un vero e proprio danno erariale.
In definitiva, questa manovra lega strettamente la gestione documentale alla responsabilità contabile, rendendo l’adeguamento alle nuove procedure non solo un necessario ammodernamento tecnico, ma una misura di protezione indispensabile per personale e dirigenti contro possibili contestazioni della Corte dei Conti.










