Analisi giuridica e nuove prospettive interpretative alla luce della sentenza del TAR Marche n. 100/2025.
Di Luca Lecisotti
La corretta applicazione del principio dell’anonimato nelle procedure concorsuali pubbliche rappresenta una questione di particolare rilievo giuridico e amministrativo. Recenti pronunce giurisprudenziali, tra le quali emerge la significativa sentenza del TAR Marche, Sezione II, n. 100 del 14 gennaio 2025, contribuiscono a chiarire ed estendere l’ambito di operatività della regola dell’anonimato, originariamente disciplinata dall’art. 14 del d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487.
Inquadramento normativo e origini della regola dell’anonimato
La regola dell’anonimato, come originariamente disciplinata dall’articolo 14 del d.P.R. n. 487/1994, è stata introdotta per garantire l’imparzialità e la trasparenza nelle procedure concorsuali, tutelando così la par condicio tra i candidati. Tale regola prevedeva esplicitamente che le prove scritte fossero anonime, evitando possibili influenze personali o valutazioni soggettive da parte della commissione esaminatrice.
Tuttavia, tale disposizione è stata recentemente abrogata dall’articolo 2, comma 1, lettera a), del d.P.R. 16 giugno 2023, n. 82, che ha introdotto nuove modalità digitali per la redazione degli elaborati, riducendo implicitamente la presunzione di imparzialità delle tradizionali prove redatte su supporto cartaceo.
Applicazione della regola dell’anonimato alle prove pratiche
Nella sentenza n. 100/2025, il TAR Marche ha esteso chiaramente il principio dell’anonimato anche alle prove pratiche concorsuali, qualora esse consistano nella redazione di elaborati scritti finalizzati alla verifica delle capacità tecnico-applicative dei candidati. Il Collegio ha infatti affermato che la regola dell’anonimato non può limitarsi esclusivamente alle prove tradizionalmente considerate scritte, ma deve necessariamente estendersi anche a quelle prove pratiche suscettibili, per modalità esecutive e di verifica, di anonimizzazione.
La sentenza precisa inoltre che tale estensione deve essere esclusa esclusivamente quando la prova pratica implichi un necessario ed inevitabile contatto diretto tra il candidato e la commissione, rendendo impossibile garantire l’anonimato.
L’utilizzo di supporti digitali e le nuove prescrizioni per garantire l’anonimato
Le nuove disposizioni introdotte dal d.P.R. 16 giugno 2023, n. 82 hanno previsto l’utilizzo di modalità digitali per la redazione degli elaborati concorsuali (art. 1, comma 1, lettera n), innovando profondamente le procedure amministrative concorsuali. Questa evoluzione normativa impone alle amministrazioni una revisione delle modalità operative e procedurali per assicurare concretamente il rispetto dell’anonimato, anche in considerazione della ridotta presunzione di imparzialità delle modalità tradizionali basate sulla redazione cartacea degli elaborati.
In tale contesto, il TAR Lazio (Sez. II-bis), con la sentenza n. 2948 del 13 febbraio 2024, ha ribadito che, qualora le amministrazioni intendano continuare ad utilizzare la modalità cartacea, sarà necessario prevedere specifiche disposizioni nel bando di concorso, idonee a garantire concretamente l’anonimato degli elaborati durante la fase di correzione.
Le implicazioni pratiche e amministrative della sentenza del TAR Marche
La decisione del TAR Marche n. 100/2025 obbliga tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte nell’organizzazione di procedure concorsuali a rivedere attentamente le proprie procedure operative. In particolare, diventa imprescindibile:
- Verificare preliminarmente la concreta possibilità di anonimizzazione delle prove pratiche;
- Prevedere adeguati strumenti e misure tecniche per assicurare l’anonimato, specie se si sceglie di continuare ad utilizzare modalità cartacee;
- Garantire la conformità di ogni procedura concorsuale al principio di imparzialità e trasparenza, esplicitando chiaramente nel bando tutte le misure adottate per l’anonimato.
Conclusioni
Alla luce delle recenti modifiche normative e giurisprudenziali, è evidente la necessità per le amministrazioni di adottare un approccio rigoroso e documentato nell’applicazione della regola dell’anonimato alle prove concorsuali, incluse le prove pratiche.
La sentenza del TAR Marche rappresenta un importante passo avanti nel rafforzamento dei principi di trasparenza e imparzialità, obbligando le amministrazioni a porre maggiore attenzione nella redazione dei bandi e nell’organizzazione delle procedure selettive, assicurando così il pieno rispetto dei diritti di tutti i candidati e contribuendo efficacemente al buon andamento e alla credibilità dell’azione amministrativa.










