Videopodcast – L’ANCI annuncia il via al Patto nazionale per la sicurezza delle città

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di Stefano MANINA

La questione della sicurezza urbana necessariamente legata a quella della Polizia Locale è tornata negli scorsi giorni prepotentemente alla ribalta.

Infatti nel corso della riunione della Consulta Anci dei Comuni capoluogo di provincia, coordinata dal sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, è stato dato ufficialmente avvio alla costruzione di una proposta di un nuovo Patto nazionale per il diritto alla sicurezza dei cittadini e la vivibilità delle città, da sottoporre al Governo e al Ministero dell’Interno.

Con questa iniziativa, Anci ribadisce la volontà di costruire, insieme allo Stato, una strategia condivisa, concreta e unitaria, capace di garantire sicurezza, legalità e qualità della vita nelle città italiane.

Secondo Anci i pilastri di tale azione dovrebbero essere costituiti dalla costituzione del Fondo unico nazionale per la sicurezza delle città, dal rafforzamento degli organici della polizia locale e delle forze dell’ordine, e da una maggiore presenza sul territorio, in particolare nelle ore notturne, con almeno una volante o radiomobile ogni 25.000 abitanti indicata come soglia minima di riferimento

Tutte queste necessità sono state condivise dai sindaci dei Comuni capoluogo e affrontare con uno spirito di responsabilità istituzionale e leale collaborazione con il Governo, senza però rinunciare a ribadire un principio chiaro: la sicurezza dei cittadini è una responsabilità primaria dello Stato.


Infatti per voce del sindaco di Vicenza Anci afferma ancora una volta che la sicurezza resta una responsabilità primaria dello Stato. I Comuni, attraverso la polizia locale, sono pronti a fare la propria parte all’interno di un quadro di collaborazione istituzionale con il Governo ma allo stesso tempo è indispensabile rafforzare questure, carabinieri e guardia di finanza, con più personale e mezzi.

Come riferito dalla stessa Anci

l’incontro rappresenta il primo passo di un percorso condiviso che punta a definire una strategia strutturale e di lungo periodo, capace di rispondere alle crescenti richieste di sicurezza dei cittadini e di sostenere i Comuni, chiarendo ruoli e responsabilità tra Stato e autonomie locali.

Con questa iniziativa, Anci ribadisce la volontà di costruire, insieme allo Stato, una strategia condivisa, concreta e unitaria, capace di garantire sicurezza, legalità e qualità della vita nelle città italiane.

E difatti i primi cittadini invocano l’istituzione un Fondo unico nazionale per la sicurezza delle città proprio per sopperire all’esigenza concreta dei comuni di assumere più operatori di polizia locale anche in considerazione del fatto che dal 2009 a oggi il personale è sceso da circa 60 mila a 48 mila unità.

Da un punto di vista strettamente economico infatti servirebbero almeno 500 milioni di euro per tornare a quei livelli e garantire risposte reali e misurabili ai cittadini.

Il nuovo Patto in costruzione prevede l’istituzione di un Fondo nazionale stabile destinato non solo alle assunzioni ma anche alla formazione della polizia locale, al presidio del territorio, alle attività di prevenzione, alla videosorveglianza e agli interventi contro la devianza giovanile e la cosiddetta “mala movida”, oltre ad azioni urgenti di primo intervento sulle marginalità e sulla necessità di strategie condivise su dipendenze e patologie psichiche.


Viene anche indicato come necessario un maggiore riconoscimento delle funzioni svolte dalle polizie locali, attraverso una più forte integrazione dei presidi di sicurezza, l’accesso alle banche dati nazionali e l’aggiornamento delle norme sui dispositivi di difesa degli operatori.

Un capitolo specifico è poi dedicato alla videosorveglianza urbana, con l’aggiornamento delle linee guida e il rifinanziamento stabile delle risorse, anche per l’utilizzo delle bodycam.

Il Patto richiama inoltre il coinvolgimento del sistema giudiziario, per garantire l’effettività delle pene e rendere più efficaci strumenti come il Daspo urbano, integrandoli con modelli di prevenzione e presa in carico sociale.

Centrale anche il tema della sicurezza partecipata, valorizzando il ruolo di cittadini, volontari e assistenti civici a supporto delle polizie locali.

Il percorso così avviato porterà nei prossimi mesi alla convocazione di un appuntamento nazionale con tutti i sindaci, nel quale Anci intende presentare al Governo la proposta compiuta del Patto nazionale per la sicurezza delle città che nel frattempo sarà ulteriormente discusso e perfezionato.

Fin qui Anci … e subito non sono mancate le reazioni da parte dei lavoratori dei sindacati prima fra tutte quella FP Cgil che in una nota di Tatiana Cazzaniga, Segretaria nazionale Fp esprime condivisione per la posizione Anci invocando per la Polizia Locale risorse, investimenti, tecnologie, innovazione.

https://www.fpcgil.it/2026/01/22/fp-cgil-bene-manfredi-subito-piu-risorse-per-polizia-locale/

Con la nota anche la Cgil riconosce come la Polizia Locale fornisca un contributo fondamentale all’ordinato svolgersi della vita delle comunità locali salvaguardando i diritti dei cittadini attraverso un’azione di contrasto alle illegalità e alla violazione delle norme sulla civile convivenza, e attraverso un’azione di garanzia della pubblica sicurezza.

Non solo ma i processi di riforma di questi anni hanno accresciuto il ruolo dei sindaci nel garantire la sicurezza delle comunità locali e contemporaneamente i compiti dei Corpi di Polizia Locale esponendo le lavoratrici e i lavoratori a rischi crescenti cui non sempre sono corrisposte adeguate tutele.

Viene così rivendicata anche la necessità di adeguare o meglio equiparare le tutele dei lavoratori della Polizia Locale a quelle degli altri Corpi di Polizia soprattuto in ambito legale e previdenziale.

Ritenendo in tale ottica prioritario salvaguardare la specificità della Polizia Locale, non solo all’interno del comparto ma anche rispetto agli altri Corpi di Polizia, anche con l’approvazione della non più rinviabile Riforma della Polizia locale che tuttavia porti a maggiori investimenti e riconoscimenti economici e previdenziali per gli operatori.

E noi staremo a vedere consci che il nodo più intricato è sicuramente quello di adeguare le tutele previdenziali degli operatori di Polizia Locale a quelle della altre forze di polizia.

Tradotto stesse condizioni di pensionamento che vorrebbe dire tutto ad un tratto spopolare ulteriormente i Corpi di Polizia Locale defalcandoli di almeno il 20% della pianta organica.

Si perché oggi questa è la percentuale di operato di Polizia Locale di età compresa tra i 60 e i 67 anni ancora in servizio nei vari Comandi a discapito dei colleghi dello stato che già si godono la pensione.

Difficile e complicato ma al di là degli aspetti gestionali e finanziari davvero qualcuno pensa con cognizione di causa di poter affidare la sicurezza urbana, il controllo della movida, e il contrasto alle baby gang a degli operatori attempati che lo stesso CCNL ormai arrivato alla firma definitiva inserisce in quelli rientranti nella age management ?

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