Buon compleanno Polizia Locale !

Italian Policeman in Uniform Controlling Road Traffic in The Cit
San Remo, Italy - June 10, 2018: Italian Policeman (Polizia Locale) in Uniform Controlling Road Traffic in The City Center of San Remo, Liguria, Italy

di Stefano MANINA

Forse non tutti se ne sono accorti, soprattutto a livello centrale, ma il 7 marzo 2026 la Polizia Locale ha compiuto gli anni è ha fatto cifra tonda.

Ricorrono infatti 40 anni esatti dalla approvazione della legge 7 marzo 1986, n. 65, la “Legge Quadro” che come è noto ha trasformato radicalmente l’identità dei Corpi di Polizia Municipale in Italia.

Lo ricorda tra gli altri un comunicato pubblicato dall’Associazione Nazionale Comandanti e Ufficiali dei Corpi di Polizia Municipale (A.N.C.U.P.M.), che al tempo fu protagonista attiva di tale riforma epocale con i Comandanti delle principali città italiane, ed in particolare con il suo Primo Presidente, Gen. Francesco Andreotti, storico Comandante dei Vigili Urbani di Roma.

L’A.N.C.U.P.M. indica questo traguardo come il momento della “maturità giuridica” della categoria con l’uscita da un limbo normativo risalente ai primi del Novecento, con il riconoscimento della nostra funzione di presidio di legalità, sicurezza stradale e polizia giudiziaria sul territorio attraverso l’individuazione di una base giuridica solida ed adeguata ad una funzione di polizia storicamente svolta dagli enti locali.

Base giuridica che le successive profonde riforme della pubblica amministrazione, a partire dalla

privatizzazione del rapporto di lavoro, hanno in parte eroso.

E così gli ormai defunti vigili urbani ne hanno fatta di strada sviluppando competenza e professionalità diventando un baluardo a difesa della convivenza civile e della sicurezza urbana.

Oggi nonostante la legge 65/86 resti ancora la colonna portante dell’ordinamento della polizia municipale, appare evidente agli occhi di tutti che il contesto sociale e le minacce della sicurezza urbana sono in questi quaranta anni profondamente mutati, trasformando radicalmente il ruolo ed i compiti della polizia local ingranaggio strategico nella complessa macchina della sicurezza integrata.

E allora il comunicato dell’A.N.V.U.C.P., ma in modo analogo anche altre associazioni di categoria e i sindacati confederali e non sottolineano come nel 2026 la priorità ineludibile è l’equiparazione piena alle altre Forze di polizia dello Stato, in termini di tutele, trattamento giuridico ed economico e pensionistico, dotazione ed utilizzo degli strumenti di indagine.

Conseguentemente non si può che auspicare che la politica, dal Ministro dell’Interno aicomponenti delle Commissioni parlamentari competenti sulla riforma della polizia locale, vogliano realizzare un nuovo momento storico, all’altezza dei loro illustri predecessori.

Riforma che pare secondo quanto dichiarato dall’onorevole Augusta Montaruli, vicecapogruppo di relatrice della riforma della Polizia Locale sta riprendebndo il suo iter legislativo con il confronto previsto in settimana sugli emendamenti in Commissione Affari costituzionali,

Con l’obbiettivo (speriamo) di restituire finalmente la meritata tutela e dignità a tutti gli uomini e le donne della Polizia Locale che ogni giorno operano con dedizione per garantire la sicurezza nelle nostre città.

Secondo quanto annunciato parrebbe che la volontà sia quella di dar delega al governo per il riconoscimento di tutele parificate come in tema di vittime del dovere, intervenire in materia previdenziale e assistenziale con particolare riferimento all’infermità per causa di servizio, chiedere un contratto integrativo separato e autonomo con un fondo specifico e la possibilità di accedere in maniera diretta alle banche dati.

Sicuramente un elemento di novità sostanziale è rappresentato dal legame operativo tra la riforma e il decreto 23/2026, che fornisce la base economica indispensabile per avviare e sostenere concretamente la riforma.

Infatti per dare solidità alle nuove misure sono state messe insieme risorse specifiche per un totale di 48 milioni di euro, che non sono solo un investimento ma lo strumento per tradurre le intenzioni del disegno di legge in benefici tangibili per il personale e per l’efficienza dei servizi offerti ai cittadini.

Ma tutto ciò, a parere di chi scrive, non è una rivendicazione o un capriccio della categoria, ma una condizione sine qua non per veramente affrontare le nuove sfide e utilizzare al meglio una forza di polizia estremamente collegata e radicata al territorio, capace con le sue peculiarità di essere collante e strumento ineludibile per una pacifica e ordinata convivenza all’interno dei centri urbani.

Ma non solo, infatti al fne di non mettere i sindaci tra l’incudine è il martello sarebbe auspicabile che lo Stato oltre a delegare la sicurezza urbana di prossimità trasferisse in modo continuo e strutturale le tante risorse economiche che servirebbero per affrontare in modo efficace la problematica.

Certo non bastano bandi occasionali per la videosrveglianza, deroghe alle assunzioni, qualche agente stagionale o rinvii senza copertura finanziaria alle contrattazioni decentrate o alle possibilità di utilizzare i fondi dell’articolo 208 CdS che per loro natura non sono infiniti e costringono i Comandi ad impiegare ingenti risorse economiche strumentali e di personale aumentando l’errata percezione dei consociati che vediono nella polizia locale gle esattori del comune chiamati a fare cassa con strumenti infernali ( cui lo stesso governo cerca di porre freno come dimostra la quertelle auotovelox).

IN ALLEGATO IL COMUNICATO STAMPA A.N.C.U.P.M

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