L’UE accelera sui controlli tecnologici, ma frena sull’obbligo annuale.
Di Michele Mavino
L’Unione europea torna a mettere mano al sistema delle revisioni periodiche dei veicoli, con un intervento che potrebbe incidere in modo significativo non solo sul settore automotive, ma anche sull’attività di controllo svolta dagli organi di polizia stradale e dagli operatori della motorizzazione. La Commissione Trasporti del Parlamento europeo ha infatti approvato una proposta che punta a rendere le revisioni molto più approfondite dal punto di vista tecnologico, pur respingendo – almeno per il momento – l’ipotesi di introdurre controlli annuali obbligatori per i veicoli con oltre dieci anni di anzianità.
Il tema nasce dall’evoluzione del parco circolante europeo. Le automobili moderne non sono più semplicemente mezzi meccanici, ma piattaforme elettroniche complesse, dotate di sistemi di assistenza alla guida, sensori, radar, telecamere e software capaci di incidere direttamente sulla sicurezza della circolazione. È proprio questo il punto centrale della riforma europea: spostare l’attenzione della revisione dalla sola verifica “meccanica” del veicolo ad un controllo molto più ampio dei sistemi elettronici di sicurezza.
Tra le novità più rilevanti figurano infatti i controlli sugli ADAS, cioè i sistemi avanzati di assistenza alla guida, come la frenata automatica d’emergenza, il mantenimento di corsia, i sensori anticollisione e gli apparati elettronici che oggi equipaggiano gran parte delle vetture di nuova generazione. Entrano inoltre nel perimetro delle verifiche anche gli airbag e numerosi dispositivi elettronici che, fino ad oggi, non erano oggetto di un controllo sistematico durante la revisione periodica.
La direzione appare piuttosto chiara. L’Europa ritiene che la sicurezza stradale passi sempre meno dalla sola efficienza meccanica del mezzo e sempre più dalla corretta funzionalità dei sistemi elettronici che assistono il conducente. Si tratta di un passaggio culturale importante, che inevitabilmente produrrà effetti anche sul piano operativo. Le officine autorizzate dovranno infatti dotarsi di strumenti diagnostici più evoluti, mentre i controlli su strada potrebbero progressivamente orientarsi verso verifiche sempre più tecnologiche e digitali.
Dal punto di vista della polizia locale, la questione è particolarmente interessante. Il controllo del veicolo non è più limitato alla mera regolarità documentale o allo stato apparente del mezzo, ma tende a trasformarsi in una verifica della conformità tecnologica del sistema veicolo nel suo complesso. In prospettiva, questo potrebbe aprire scenari nuovi anche per l’accertamento delle alterazioni software, delle disattivazioni abusive dei dispositivi ADAS o delle modifiche elettroniche non autorizzate.
Non meno significativo è il fatto che la Commissione Trasporti abbia invece respinto la proposta della Commissione europea di rendere annuale la revisione per auto e furgoni con oltre dieci anni di età. Secondo gli eurodeputati, non vi sarebbero prove sufficienti per dimostrare che l’aumento della frequenza delle revisioni comporti automaticamente una riduzione degli incidenti stradali. Inoltre, la misura è stata ritenuta sproporzionata rispetto ai costi che graverebbero sui cittadini.
Si tratta di un elemento politicamente rilevante. Negli ultimi anni il dibattito europeo sulla mobilità si è progressivamente irrigidito, soprattutto nel contesto del Green Deal e delle politiche ambientali collegate ai programmi “Fit for 55” e alla transizione ecologica del settore automotive. In questo quadro, la revisione periodica rischiava di diventare anche uno strumento indiretto di pressione sul mantenimento in circolazione dei veicoli più anziani. Il rigetto della revisione annuale sembra invece rappresentare, almeno in questa fase, una scelta più prudente e meno penalizzante per gli utenti.
Restano però sul tavolo altri aspetti destinati ad incidere concretamente sulla circolazione. Le proposte europee puntano anche a rafforzare i controlli sulle emissioni, sulle manomissioni dei contachilometri e sui richiami di sicurezza non eseguiti. Inoltre, si va verso un progressivo riconoscimento reciproco delle revisioni tra gli Stati membri, tema particolarmente rilevante in un mercato europeo sempre più integrato.
Va comunque ricordato che il percorso legislativo non è ancora concluso. La proposta dovrà affrontare ulteriori passaggi istituzionali prima di trasformarsi in normativa definitiva e vincolante. Tuttavia, la direzione intrapresa dall’Unione europea sembra ormai definita, con più controlli tecnologici, maggiore attenzione ai sistemi elettronici e una revisione concepita sempre meno come semplice verifica amministrativa e sempre più come strumento avanzato di sicurezza stradale.










