Premiare le imprese locali si può ma se la prossimità è vaga la gara è già persa

Di Luca Leccisotti
Nel lessico delle stazioni appaltanti la “prossimità territoriale” è spesso presentata come una scelta di buonsenso: avere un operatore vicino dovrebbe significare maggiore rapidità di intervento, riduzione dei tempi, migliore presidio dell’esecuzione, minori costi indiretti. Il problema è che, in gara, il buonsenso non basta. Un criterio premiale che, anche solo di fatto, privilegia l’impresa locale è un criterio ad alta sensibilità concorrenziale: se non è costruito con una griglia rigorosa e controllabile, scivola rapidamente nella discriminazione o, più spesso, nell’arbitrio valutativo. È qui che si colloca il punto fermo tracciato dall’ANAC con la delibera n. 106 del 24 marzo 2026: la prossimità territoriale è ammissibile come criterio premiale, ma solo se la lex specialis...








