Video – Polizia locale, controlli +65% ma agenti in calo e sempre più senior

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Di Francesco De Santis

Con il via libera del Senato al Dl Sicurezza, e con la bocciatura di tutti gli emendamenti che avrebbero consentito ai Comuni di reclutare a tempo indeterminato nuovo personale per le polizie locali, resta aperto il nodo degli organici. Ed è un nodo che i numeri rendono ormai difficile da aggirare: tra il 2021 e il 2024 le attività gestite dalle polizie locali sono aumentate del 65%, mentre gli agenti effettivamente in servizio sono diminuiti di quasi il 20% rispetto al 2009. È qui che si apre la frattura: crescono i compiti, si allarga il perimetro degli interventi, aumenta la pressione sulla sicurezza urbana. Ma in strada restano sempre meno uomini. E sono sempre più anziani.

I dati dell’Associazione nazionale comuni italiani aprono una questione politica prima ancora che amministrativa. In appena tre anni le attività di sicurezza cittadina attribuite alle municipali sono passate da 75.114 a 123.953. Quasi 50 mila interventi in più. Non un incremento fisiologico, ma un salto di scala che investe i punti più esposti della tenuta urbana: controlli sull’immigrazione, ordine nelle strade, presidio del territorio. Fronti che incidono anche sulla capacità di prevenire escalation violente, come l’omicidio di Giacomo Bongiorni, ucciso in piazza a Massa Carrara davanti al figlio di 11 anni.

Con il nuovo testo del Dl Sicurezza ai comandi si chiede di presidiare di più e di intervenire di più. Ma dal 2009 a oggi gli organici si sono assottigliati di un quinto: gli agenti sono scesi da 59.917 a 48.458. Inoltre, si consentono nuove assunzioni, ma solo a tempo determinato, peraltro finanziabili con il gettito della tassa di soggiorno. Una soluzione provvisoria, che rischia di non risolvere il problema.

Il risultato è che manca ricambio generazionale. Nei Comuni capoluogo di regione l’età media del personale ha raggiunto i 49,1 anni. Ma è la geografia di questo numero a rendere il tema anagrafico un’emergenza. Venezia si ferma a 38 anni, eccezione quasi isolata. All’estremo opposto c’è Palermo, dove l’età media arriva a 57 (come a Catania). In mezzo si distende una lunga fascia di comandi maturi, spesso già entrati in una soglia critica: 55 anni a Potenza, 53 a Cagliari, 52 ad Aosta e Torino, 51 a Roma. E poi una fascia larga ferma ai 50 anni: Bari, Bologna, l’Aquila e Perugia.

Il quadro, dunque, è netto: meno agenti e mediamente più anziani, mentre la domanda di sicurezza continua a salire. Lo si è visto anche a gennaio, dopo la strage di Crans-Montana, in Svizzera, quando il Governo ha riacceso i riflettori sui locali notturni anche in Italia. La risposta è arrivata subito. E uno degli ultimi interventi di questo tipo si è registrato a Roma dove la Municipale ha chiuso una discoteca con un sovraffollamento del 300%.

Ma la pressione non riguarda soltanto le emergenze. Riguarda sempre di più l’ordinario. I numeri tra il 2022 e il 2024 mostrano che la pressione cresce su tutti i principali fronti operativi. Nella sicurezza stradale i controlli sono saliti da 44.803 a 53.579: 8.776 interventi in più, pari al 19,6%. Nell’ordine pubblico – eventi sportivi, cortei – si è passati da 22.430 a 24.752 attività: 2.322 in più, cioè il 10,4%. Ma la progressione più netta si registra sul terreno dell’immigrazione: identificazioni, rilievi fotografici e denunce sono aumentati da 44.648 a 55.979. In più, 11.331 attività. Un balzo del 25,4%.

È su questa sproporzione che il 10 marzo si è aperto il confronto a Palazzo Madama, durante l’audizione sulla conversione del decreto Sicurezza. Il sindaco di Bari e delegato Anci per la sicurezza e la polizia locale, Vito Leccese, ha consegnato un dossier netto: senza risorse stabili, le città non reggono più. La richiesta è doppia e precisa: almeno 500 milioni di euro per rafforzare gli organici delle polizie locali e altri 400 milioni l’anno, con finanziamenti strutturali dello Stato, per coprire le retribuzioni medie. Una istanza che, in forme diverse, tutte le forze dell’ordine avanzano da anni. Non a caso, nel decreto Sicurezza la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi hanno inserito un capitolo ampio sui concorsi per Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia penitenziaria.

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