Nota alla Cass. Pen., Sez. III, n. 41051/2025
Di Marco D’Antuoni
Gestire correttamente i rifiuti non è solo una questione ambientale: è un obbligo di Legge che coinvolge chiunque li produca, li trasporti o li smaltisca.
Una recente sentenza della Corte di cassazione (Sez. III penale, n. 41051/2025) lo ricorda con forza, chiarendo un punto spesso sottovalutato: affidare i rifiuti a una persona non autorizzata è un reato, anche se poi quei rifiuti finiscono comunque in un impianto regolare.
Emerge un quadro molto chiaro da questa pronuncia, e vale la pena metterlo a fuoco perché la Cassazione, con la sentenza n. 41051 del 22 dicembre 2025, ribadisce un principio che nella prassi operativa viene spesso sottovalutato: chi produce o detiene rifiuti non può “scaricare” la propria responsabilità semplicemente consegnandoli a un soggetto terzo, neppure quando il rifiuto finisce poi in un centro autorizzato.
La Corte ha esaminato un caso in cui un produttore aveva consegnato dei rifiuti a un soggetto privo delle autorizzazioni necessarie.
Il trasportatore, a sua volta, aveva portato i rifiuti in un centro autorizzato. Nonostante ciò, la Cassazione ha confermato la condanna.
👉 la legge punisce l’affidamento iniziale a un soggetto non autorizzato, perché è in quel momento che si spezza la catena di tracciabilità che garantisce una gestione sicura e controllata. In altre parole, non basta che il rifiuto “arrivi a destinazione”: bisogna che ogni passaggio sia regolare.
Secondo la Corte, chi produce o detiene rifiuti ha una responsabilità precisa: scegliere con cura a chi affidarli.
Non è sufficiente conoscere il trasportatore o fidarsi della sua parola. La legge richiede controlli concreti. La regola è semplice: prima di consegnare i rifiuti, bisogna controllare le autorizzazioni.
La sentenza sottolinea che nel caso concreto mancava la documentazione obbligatoria.
Questo elemento è particolarmente rilevante perché:
- il formulario di identificazione dei rifiuti (FIR) è lo strumento che consente la tracciabilità;
- la sua assenza rende impossibile verificare la regolarità del trasporto;
- la mancanza di documentazione è di per sé indice di gestione illecita.
La Corte conferma che l’assenza di FIR non è una mera irregolarità amministrativa, ma un sintomo di gestione non autorizzata.
2. Il principio di diritto affermato dalla Cassazione
La Corte ha stabilito che:
• la consegna di rifiuti a un soggetto privo di autorizzazione integra il reato di cui all’art. 256, comma 1, d.lgs. 152/2006, anche se il rifiuto viene successivamente conferito a un impianto autorizzato e anche in assenza della prova di un danno ambientale.
La condotta penalmente rilevante si consuma al momento dell’affidamento del rifiuto al soggetto non autorizzato.
Il produttore/detentore è titolare di una posizione di garanzia che non può essere delegata né attenuata da comportamenti successivi del terzo incaricato.
Conclusioni
La sentenza della Cassazione ribadisce un principio fondamentale:
la gestione dei rifiuti è una responsabilità condivisa, ma il primo anello della catena – il produttore – ha un ruolo decisivo.
Scegliere un trasportatore non autorizzato significa violare la legge, anche se il rifiuto arriva comunque a destinazione.
Per questo è essenziale controllare sempre autorizzazioni e documenti.
Allo stesso tempo, la Polizia Giudiziaria ha strumenti chiari e procedure consolidate per verificare la regolarità della filiera e intervenire quando necessario.










