Podcast – L’IA nei luoghi di lavoro: Analisi e Guida al D.M. 180/2025

394a4883 1fa4 4950 8894 743688709ca9

Di Ilaria Salmi

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in data 17 dicembre 2025 ha emanato il decreto n° 180 , che fornisce puntuali direttive per l’integrazione dei sistemi di intelligenza artificiale nei contesti produttivi.

Questo provvedimento non si limita ad una rassegna tecnica, ma stabilisce i binari etici e legali per una transizione digitale che metta al centro la persona e la dignità professionale.

Il decreto recepisce e integra il quadro normativo europeo definito dall’AI Act (Reg. UE n°  2024/1689) e la recente legislazione nazionale (Legge n° 132/2025).

L’obiettivo dichiarato è incentivare un’innovazione che sia al contempo competitiva e sostenibile, assicurando che l’automazione non diventi un fattore di precarizzazione ma un volano di crescita.

Per gestire la rapidità dei cambiamenti tecnologici, il decreto affida all’istituendo Osservatorio sull’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale nel lavoro (previsto dalla Legge n° 132 del 2025 in una nuova versione rispetto alla originaria visione del 2017) il compito di aggiornare costantemente le linee guida.

Questo organismo monitorerà l’impatto delle nuove tecnologie sull’occupazione e sulla salute dei lavoratori, fungendo da bussola per le future integrazioni normative.

Di estrema attualità è ad esempio l’aspetto di nuova concezione riguardante la tutela contro lo “stress da automazione” o “tecnostress”; il decreto estende gli obblighi di tutela da detto rischio al Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro (D.Lgs. n° 81/2008), imponendo ai datori di lavoro l’obbligo di valutare anche i rischi psicosociali derivanti dal monitoraggio algoritmico e dai ritmi imposti dalle macchine.

Possiamo quindi affermare, in conclusione, che il D.M. n° 180/2025 concepisce l’intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come una “casa da costruire insieme”.

Per i professionisti del settore, la sfida sarà trasformare questi principi in “buone” pratiche quotidiane che garantiscano che l’intelligenza artificiale crei valore reale  attraverso la “liberazione” di tempo e capacità intellettuali favorendo di conseguenza attività che richiedono un maggiore coinvolgimento umano, e non trasformino al contrario l’intelligenza artificiale in uno strumento di ingiustizia in perenne ricerca di tagli all’inefficienza a discapito del totale prosciugamento del senso del lavorare.

Condividi questo articolo!