Di Francesco De Santis
Arriva il via libera della Corte dei conti ai contratti 2022/24 del comparto e della dirigenza di Regioni ed enti locali. Il timbro dei magistrati contabili è l’ultima tappa prima della firma definitiva, che arriverà lunedì 23 febbraio e permetterà l’entrata in vigore dei due contratti (Contratto Collettivo Nazionale del Comparto Funzioni Locali e Contratto della Dirigenza delle Funzioni Locali): che di conseguenza si faranno sentire in busta paga a partire da marzo.
Come preannunciato nei giorni scorsi, nel corso dell’adunanza di pochi giorni fa, le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti hanno certificato positivamente l’ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il triennio 2022-2024 relativo al personale dell’Area Funzioni Locali.
In Regioni ed enti locali lavorano poco meno di 404 mila dipendenti, a cui si aggiungono 12.955 fra dirigenti delle amministrazioni (5.459), segretari comunali e provinciali (2.278) e i dirigenti professionali, tecnici e amministrativi della sanità (5.218, in base al censimento riportato nell’atto di indirizzo).
Uno degli aspetti più attesi, come attualmente riportato nella pre-intesa firmata lo scorso mese di novembre riguarda gli stipendi. L’intesa prevede un incremento medio mensile lordo di 136,76 euro, calcolato su tredici mensilità. L’aumento corrisponde a un +5,78% rispetto al monte salari del 2021.
A questa percentuale si aggiunge un ulteriore 0,22% destinato al trattamento accessorio, cioè alle componenti variabili della retribuzione legate a particolari condizioni di lavoro o responsabilità. Nel complesso, il beneficio economico si attesta intorno ai 140 euro lordi al mese per ciascun dipendente.
La Corte ha accertato che tali incrementi, insieme agli arretrati maturati nel periodo di vacanza contrattuale, risultano coerenti con quanto previsto dalle leggi di bilancio e non determinano squilibri nella finanza pubblica. Il rapporto tecnico allegato alla deliberazione esaminerà nel dettaglio la congruità delle risorse disponibili, la copertura finanziaria e la compatibilità con i vincoli imposti ai conti dello Stato, formulando eventuali raccomandazioni operative.
Non solo stipendi. Il nuovo CCNL interviene anche sull’ordinamento professionale. Viene infatti prorogata fino al 31 dicembre 2026 la possibilità per gli enti locali di utilizzare procedure straordinarie di progressione tra le diverse aree.
Questo significa che Comuni, Province e altri enti territoriali potranno continuare a valorizzare il personale interno, riconoscendo l’esperienza acquisita e le competenze maturate nel tempo.
L’ultimo passaggio formale è atteso presso l’ARAN, l’Agenzia che rappresenta la pubblica amministrazione nelle trattative sindacali e una volta completata la procedura, le nuove tabelle stipendiali e tutte le disposizioni normative diventeranno pienamente operative.









