Ricognizione degli apparecchi e controlli sulla regolarità.
Di Michele Mavino
La circolare del Ministero dell’Interno del 13 agosto 2026 porta il nuovo decreto sugli autovelox dal piano normativo a quello operativo. Alle Prefetture viene affidato un ruolo di coordinamento nella delicata fase di prima applicazione, chiamano le alla ricognizione degli apparecchi presenti sul territorio, verifica della loro posizione rispetto al nuovo regime, attenzione a tarature e verifiche periodiche e raccordo con enti proprietari delle strade e organi di polizia stradale.
Con la circolare prot. n. 10662 del 13 agosto 2026, il Ministero dell’Interno interviene nella fase forse più delicata successiva all’entrata in vigore del decreto MIT 8 giugno 2026: quella della sua concreta applicazione sul territorio.
Il documento, indirizzato alle Prefetture-UTG, ai Commissariati del Governo di Trento e Bolzano e alla Regione autonoma Valle d’Aosta, prende le mosse dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale n. 159 dell’11 luglio 2026, ricordando come il provvedimento abbia finalmente definito caratteristiche, requisiti e procedure di omologazione del prototipo, taratura e verifiche di funzionalità dei dispositivi utilizzati per l’accertamento da remoto delle violazioni dei limiti di velocità. Ma il vero interesse della circolare non consiste nella ricostruzione del nuovo quadro normativo, ormai noto. Sta piuttosto nelle conseguenze organizzative che il Ministero ne fa discendere.
L’obiettivo non è semplicemente quello di verificare se un determinato apparecchio possa essere formalmente qualificato come omologato. Il Ministero inserisce l’omologazione all’interno di un sistema molto più articolato nel quale assumono rilievo anche la corretta collocazione delle postazioni, il censimento sulla piattaforma informatica del MIT, gli obblighi di taratura e verifica periodica di funzionalità e, soprattutto, la tracciabilità dell’intero ciclo di vita dell’apparecchiatura. Il Ministero ribadisce che l’omologazione costituisce un elemento fondamentale del sistema, “ma non l’unico”.
È soprattutto sul piano territoriale che la circolare introduce le indicazioni più interessanti. Le Prefetture vengono chiamate a svolgere un “importante ruolo di coordinamento” tra gli enti proprietari delle strade e gli organi di polizia stradale, garantendo un’applicazione uniforme della nuova disciplina e accompagnando gli enti nella fase transitoria prevista dall’articolo 6 del decreto.
Il rischio, dopo l’entrata in vigore di una disciplina completamente nuova e dopo anni di incertezza sul rapporto tra approvazione e omologazione, sarebbe infatti quello di assistere ad applicazioni differenti da territorio a territorio. La circolare sembra voler prevenire proprio questo fenomeno, riportando alle Prefetture una funzione di raccordo capace di assicurare uniformità nell’applicazione delle nuove disposizioni. Una funzione che interessa direttamente la polizia locale, tanto che la documentazione ministeriale allegata alla circolare dispone espressamente che il suo contenuto venga esteso ai Corpi e Servizi di Polizia Locale.
Il Ministero raccomanda alle Prefetture di promuovere una ricognizione dei dispositivi presenti nei rispettivi territori provinciali, verificando, d’intesa con gli enti interessati, la loro posizione rispetto al nuovo quadro regolatorio. Questa ricognizione dovrebbe quindi trasformarsi, sul piano pratico, in una sorta di censimento tecnico-giuridico del parco dispositivi utilizzato sul territorio provinciale.









