Spaccio di stupefacenti e delinquenza giovanile nel nuovo decreto sicurezza

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Rafforzamento degli strumenti di prevenzione e controllo

Di Michele Mavino

Il cosiddetto “Decreto sicurezza” mira a rafforzare il presidio del territorio e ad intervenire in modo più incisivo su fenomeni criminali percepiti dalla cittadinanza come particolarmente allarmanti, quali lo spaccio di sostanze stupefacenti e le forme di devianza e violenza giovanile. In entrambi gli ambiti, il legislatore sembra privilegiare un approccio integrato, che combina strumenti repressivi, misure amministrative di prevenzione ed un ampliamento del ruolo delle autorità di pubblica sicurezza e dei prefetti.

Il contrasto allo spaccio: confisca e sicurezza urbana

Sul versante dello spaccio di stupefacenti, l’intervento più significativo è rappresentato dalla modifica dell’articolo 73 del DPR n. 309/1990. Il decreto introduce la possibilità di disporre la confisca degli autoveicoli e degli altri beni mobili, registrati e non, che risultino utilizzati o strumentali alla commissione dei reati di spaccio, salvo che appartengano a soggetti estranei al reato.

Si tratta di una scelta che rafforza la dimensione patrimoniale del contrasto allo spaccio, colpendo non solo la condotta penalmente rilevante, ma anche i mezzi attraverso cui l’attività illecita viene concretamente svolta. Nella prassi operativa, ciò assume particolare rilievo nelle attività di controllo del territorio, soprattutto in ambito urbano, dove l’uso di veicoli per la distribuzione delle sostanze o per il rapido spostamento degli spacciatori è elemento ricorrente.

A questa misura si affianca il potenziamento delle zone a vigilanza rafforzata, già previste dalla normativa sulla sicurezza urbana. Il prefetto può individuare aree caratterizzate da gravi o ripetuti episodi di criminalità, all’interno delle quali è possibile disporre l’allontanamento di soggetti denunciati o condannati, anche in passato, per reati in materia di stupefacenti. In questo modo, lo spaccio viene affrontato non solo come reato in sé, ma come fenomeno che incide direttamente sulla vivibilità degli spazi pubblici e sulla percezione di sicurezza dei cittadini.

Delinquenza e violenza giovanile: i provvedimenti “anti maranza”.

Ancora più articolato appare l’intervento sulla delinquenza giovanile, che rappresenta uno dei fulcri del decreto. Il legislatore interviene su più piani, ampliando gli strumenti di prevenzione già introdotti negli ultimi anni, in particolare quelli legati all’istituto dell’ammonimento.

Viene rafforzato il meccanismo che consente, in presenza di determinati reati commessi da minori, di coinvolgere direttamente i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale. In caso di reiterazione delle condotte dopo l’ammonimento, è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie a carico dei genitori, irrogate dal prefetto. La logica sottesa è quella di responsabilizzare il contesto familiare, nella convinzione che la prevenzione della devianza minorile non possa prescindere da un ruolo attivo degli adulti di riferimento.

Parallelamente, il decreto amplia l’ambito applicativo dell’ammonimento, estendendolo anche a reati di violenza personale – come lesioni, rissa, violenza privata e minaccia – quando commessi con l’uso di armi o strumenti atti ad offendere. In tal modo, l’intervento preventivo può essere attivato in una fase più precoce, prima che le condotte degenerino in fenomeni di criminalità strutturata.

Armi, strumenti atti ad offendere e minori: un presidio più stringente

Un ulteriore profilo di rilievo, strettamente connesso alla delinquenza giovanile, riguarda il porto e la circolazione di strumenti da punta e taglio. Il decreto introduce nuove fattispecie e un sistema sanzionatorio più incisivo, con particolare attenzione ai minori.

Quando tali reati sono commessi da soggetti di età inferiore ai diciotto anni, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria nei confronti dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale. Inoltre, viene introdotto un vero e proprio divieto di vendita e cessione ai minori di strumenti atti ad offendere, con obblighi stringenti di verifica dell’età anche per le piattaforme di commercio elettronico.

Queste disposizioni rispondono all’esigenza, sempre più avvertita, di contrastare la diffusione di coltelli e oggetti pericolosi tra i giovani, spesso protagonisti di episodi di violenza urbana, risse e aggressioni, anche in contesti apparentemente marginali come le aree di aggregazione informale o i pressi degli istituti scolastici.

Nel complesso, il decreto sicurezza rafforza significativamente il ruolo delle autorità amministrative e delle forze di polizia nel contrasto allo spaccio e alla delinquenza giovanile. Per la polizia locale, in particolare, si aprono spazi operativi rilevanti: dall’attività di controllo nelle zone a vigilanza rafforzata, all’accertamento delle violazioni amministrative, fino alla collaborazione con prefetti e questori nell’attuazione delle misure di prevenzione.

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