La Cassazione delimita l’area del penalmente rilevante.
Di Carmine Soldano
La pronuncia della Sesta Sezione Penale depositata il 20 febbraio 2026 costituisce un punto di svolta per la prassi degli enti locali e per l’operato quotidiano delle Polizie Locali: non integra il reato di rivelazione di segreti d’ufficio (art. 326 c.p.) la comunicazione di un atto a un privato che sia titolare legittimo del diritto di accesso, se la violazione riguarda soltanto le modalità formali con cui è stato esercitato quel diritto.
- I FATTI IN BREVE
Nel caso di specie, come ricostruito nei gradi di merito e richiamato in cassazione, un amministratore (rectius Sindaco) aveva consegnato informalmente un verbale di sopralluogo a soggetti privati interessati. La Corte d’appello aveva ritenuto sussistente il delitto di rivelazione di segreto d’ufficio valorizzando la “deformalizzazione” della comunicazione e la mancanza di formale istanza di accesso. La Suprema Corte, con argomentazione lineare e di rigore ermeneutico, ha ribaltato tale valutazione, accertando che il verbale non era coperto da segreto istruttorio e che il destinatario era legittimato a conoscerlo.
- LA RATIO DECIDENDI: SEGRETEZZA SOSTANZIALE VERSUS MODALITÀ PROCEDURALI
La Corte compie una distinzione netta e dottrinalmente solida:
- la segretezza dell’informazione è il bene giuridico protetto dall’art. 326 c.p.;
- le modalità di esercizio del diritto di accesso (forme, termini, procedure) disciplinano il modus procedendi amministrativo e sono, a titolo principale, fonte di eventuali responsabilità amministrative o disciplinari, non di per sé penali.
In altri termini, se il documento è ostensibile e il destinatario titularmente legittimato, la comunicazione, anche se avvenuta in modo irregolare o informale, non configura automaticamente la rivelazione di segreti d’ufficio. La Suprema Corte precisa così che la tutela penale richiede l’effettiva sottrazione di una notizia destinata alla riservatezza, non la mera violazione formale del procedimento di accesso.
- CONCLUSIONE: INDICAZIONI PRATICHE PER I COMANDI
La prefata sentenza rappresenta una pronuncia di razionalizzazione: privilegia la sostanza sulla forma, la titolarità del diritto sulla forma burocratica dell’accesso. Per i Comandi, la ratio è chiara: garantire la conoscibilità degli atti a chi ne ha titolo, senza confondere l’irregolarità procedurale con l’ipotesi delittuosa.












