Videosorveglianza urbana: Carabinieri e polizia finalmente connessi

Videosorveglianza

In arrivo un modello unico nazionale di accordo tra sindaco e prefetto.

Di Stefano Manzelli

Collegamento interforze più semplice per i sistemi comunali di videosorveglianza. Il Ministero dell’interno ha messo a punto un modello unico nazionale di accordo tra sindaco e prefetto destinato a dare finalmente una cornice uniforme ai rapporti tra impianti comunali, Polizia, Carabinieri e Gdf, affrontando in modo diretto anche il nodo privacy. Il nuovo schema di patto che è stato divulgato dal Consorzio dei Comuni Trentini il 22 aprile 2026 chiarisce infatti che la condivisione delle immagini non richiede costruzioni giuridiche incerte, ma si fonda sulla titolarità autonoma dei trattamenti, in funzione delle rispettive finalità istituzionali. Il Comune resta titolare del trattamento per le finalità amministrative di sicurezza urbana e, se presente, anche per la gestione dei sistemi di lettura targhe destinati alla circolazione stradale. La polizia locale conserva poi una distinta capacità di utilizzo dei dati per l’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria attribuite dalla legge n. 65 del 1986, nel rispetto della direttiva polizia. Diversa per sua natura invece la posizione delle forze statali. Quando accedono alle immagini per finalità di prevenzione, accertamento e repressione dei reati, operano come autonomi titolari ai sensi del d.lgs. 51/2018. Lo schema ministeriale pretende anche un assetto tecnico più rigoroso. Gli accessi devono avvenire tramite credenziali individuali, con registrazione in file di log non modificabili e conservazione delle tracce per più anni. Il collegamento alle sale operative deve passare attraverso reti dedicate e non può tradursi in una disponibilità indiscriminata delle immagini. L’accesso in tempo reale viene infatti circoscritto a situazioni tipizzate come manifestazioni pubbliche, servizi coordinati di controllo del territorio, emergenze, richieste operative collegate al numero unico 112 oppure attività di polizia giudiziaria. Sul piano organizzativo il testo ministeriale richiama anche obblighi già noti ma spesso trascurati. Valutazioni di impatto preventive, informative aggiornate ai cittadini, cartelli che rendano evidente il collegamento interforze e misure di sicurezza documentate in dpia. 

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