Il caso del diniego al rinnovo della concessione.
Di Giuseppe Vecchio
Con la sentenza n. 6826/2026, il TAR Lazio ribadisce un principio “assodato” nella giurisprudenza amministrativa: il rinnovo di una concessione di suolo pubblico non costituisce una pretesa “automatica” del concessionario, ma resta subordinato alla valutazione prevalente dell’interesse pubblico, che può legittimamente condurre al diniego di rinnovo e nel caso di specie alla conseguente rimozione del manufatto.
La vicenda trae origine dal mancato rinnovo di una concessione relativa a un chiosco adibito alla vendita di piante e fiori, collocato su area pubblica. L’amministrazione comunale ha negato il rinnovo rilevando, il contrasto della collocazione del manufatto con un atto regolamentare dell’ente oltre che in violazione dell’art. 20 del Codice della Strada, norma che come noto disciplina l’occupazione della sede stradale in ottica di tutela della sicurezza.
A fondamento del provvedimento di diniego e del successivo provvedimento di rimozione, l’amministrazione ha posto inoltre due ragioni sostanziali: la definitiva scadenza del titolo concessorio e la persistente morosità della concessionaria, inadempiente nel pagamento di più annualità dell’indennità di occupazione, circostanza ritenuta ulteriore e autonoma causa ostativa alla prosecuzione del rapporto di concessione.
Il TAR riafferma che il rinnovo di una concessione demaniale o di occupazione di suolo pubblico non può essere considerato un “diritto quesito” del privato, perché il rinnovo di una concessione si configura come nuovo esercizio del potere amministrativo, dove l’amministrazione è chiamata a comparare gli interessi in gioco, attribuendo prevalenza al pubblico interesse quando “inconciliabile” con gli altri interessi.
In questa prospettiva, il diniego non rappresenta un’arbitraria opposizione alla domanda del privato, ma l’esercizio legittimo di un potere discrezionale fondato su motivazioni oggettive e ragionevoli come la tutela del decoro urbano, la protezione del patrimonio architettonico ed il rispetto della pianificazione comunale in ordine alla sicurezza dell’occupazione stradale.
La “lezione” della sentenza è semplice: la permanenza sul suolo pubblico non si consolida per “mera durata” del rapporto, quando il titolo scade, l’assetto degli interessi torna integralmente nella disponibilità dell’amministrazione, e il pubblico interesse può legittimamente prevalere.










