Il traffico delle ombre e la legge delle forme

La Corte Costituzionale blinda la novella legislativa del 2024 ma scaglia un monito al Parlamento: senza una disciplina del lobbying, il confine tra il lecito e il pactum sceleris resta evanescente.
Di Carmine Soldano
Nel crepuscolo di questo anno giudiziario, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 185/2025 depositata in data odierna, appone il proprio sigillo di legittimità sulla riforma del reato di traffico di influenze illecite, salvandola dalla scure della censura costituzionale. Una pronuncia che, ictu oculi, potrebbe apparire come una mera ratifica della volontà politica ma che, a uno sguardo più attento, si rivela un’opera di fine cesello giuridico, ove i Giudici delle Leggi navigano tra gli scogli degli obblighi sovranazionali e il porto sicuro del principio di determinatezza.









