Video – Revisione del Codice della Strada … avanti piano !

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di Stefano MANINA

Come si apprende dal sito ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 21 luglio scorso su impulso del Ministro Salvini si è aperta una nuova fase di raccolta dei contributi da parte pubblica con le principali associazioni e i soggetti rappresentativi dei settori interessati in vista della sulla revisione del Codice della strada.

Nell’incontro sono state illustrate ai partecipanti le modalità per presentare osservazioni e proposte puntuali, con l’obiettivo di costruire un Codice più chiaro ed efficace, ispirato ad obiettivi di semplificazione e digitalizzazione, capace di perseguire e attuare il diritto di mobilità nel rispetto della sicurezza di tutti gli utenti della strada.

Secondo quanto si apprende da fonti ministeriali tra i punti salienti del Nuovo Codice su cui si è dibattuto, vi sono l’abbassamento a 17 anni del limite di età per il conseguimento della patente B e C, e la predispone di nuove norme volte a garantire maggiore sicurezza a tutti gli utenti vulnerabili.

E così a oltre 18 mesi di distanza dalla cosiddetta riforma del codice della strada introdotta dalla famosa legge 25 novembre 2024, n. 177 (revisione del Codice della strada),

quando finalmente sono diventate operative le nuove norme relative all’obbligo ancora di targa e copertura assicurativa dei monopattini,

risolta, si spera definitivamente, la querelle sull’omologazione e approvazione degli autovelox

in attesa di ancora molti decreti attuativi,

si percepisce qualche segnale di ripresa del percorso che dovrebbe portare alla riforma sostanziale del codice della strada che più parti vorrebbero più snello, più incisivo, più conforme e armonizzato a livello comunitario, e soprattutto più garante della sicurezza stradale.

Ricordiamo infatti che l’articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177 (revisione del Codice della strada) prevedeva l’esercizio della delega e 1111111111111111111111111111111111111111111111111111111l’adozione dei decreti legislativi volti alla riscrittura integrale del Codice, per garantire un ordinamento della circolazione stradale organico, semplificato e stabile.

Il tutto avrebbe dovuto avvenire entro un anno dal novembre 2024 ma è stato più volte prorogato di diversi mesi.

E dire che dal novembre, 2024, licenziata una riforma che nelle intenzioni del legislatore doveva essere copernicana, più volte in modo occasionale e disorganico il codice della strada è già stato ulteriormente modificato qua è la.

Si pensi:

alle novità più volte apportate all’articolo 192 in materia di obbligo di fermarsi all’alt apportati coi vari Decreti Sicurezza,

alla modifica della disciplina di cui all’articolo 9 delle competizioni sportive su strada,

alle ultime modifiche apportate dal Decreto Legge Terra dei Fuochi all’articolo 15 e all’articolo 201 bis relativo all’uso delle telecamere per le quali ancora mancavano i decreti attuativi, ma che comunque è già stato modificato.

Alle modifiche apportate dal Decreto Sicurezza 2026 in materia di parcheggiatori abusivi e stalli di sosta per i portavalori.

E cosi quella che in realtà all’occhio attento di questa redazione e di molti commentatori e addetti ai lavori doveva essere una riforma sostanziale da realizzare attraverso la completa riscrittura del Codice Stradale profondamente ma solo parzialmente modificato dalla legge 177/2024 in attesa della totale riscrittura del codice che la stessa legge delegava al legislatore entro un anno…

… tale riscrittura è ad oggi rimasta lettera morta o almeno procrastinata nel tempo.

Supponiamo per mille motivi, dalla comprensibile lunghezza e complessità dell’intervento normativo delegato, dall’iter legislativo complesso, dalle altre urgenze considerate più impellenti da esecutivo e parlamento, dalla delicatezza del tema e dai tanti interessi in gioco.

Nel mentre anche il legislatore europeo spinge sull’acceleratore di tale riforma con l’adozione lo scorso inverno della nuova direttiva comunitaria sulle patenti di guida della quale anche il nostro paese dovrà tener conto uniformandosi e recependo la normativa unionale.

Di per sé un rinvio non è una notizia in assoluto negativa soprattutto se permetterà al legislatore di operare in modo opinato sia dal punto di vista della tecnica legislativa, evitando strafalcioni o evidenti dubbi di legittimità costituzionale, spesso riscontrati in leggi scritte troppo in fretta e di pancia, sia dal punto di vista delle scelte strategiche che con coraggio andranno fatte.

E se tra i molti interessi in gioco, dal consenso politico, agli interessi dei costruttori, dei produttori di monopattini, degli ambientalisti, delle assicurazioni, delle associazioni delle vittime della strada, dei produttori di strumenti di rilevamento delle violazioni e di telecamere si vorrà porre al centro, come doveroso, la sicurezza stradale ascoltando e comprendendo anche le posizioni degli addetti del settore e degli organi di polizia stradale in primis.

E forse, uno dei motivi del rinvio e dell’empasse della riforma passa ancora una volta dall’indeterminatezza del ruolo delle polizie locali che specie in ambito urbano sono l’organo maggiormente deputato a far rispettare le regole della strada.

Servirà una normativa chiara, severe, attuabile, economicamente sostenibile anche attraverso l’impiego di mezzi e banche dati condivisi alle quali tutti gli organi di polizia possano accedere in modo diretto e gratuito.

Ecco allora che viene inevitabilmente da pensare che la riscrittura del Codice della Strada sia in qualche modo legato a doppia mandata anche alla attesa riforma della Polizia Locale.

E forse proprio per questo che il Governo non è riuscito ancora a portare a termine la legge delega.

Ma finalmente secondo quanto comunicato dal MIT seppur molto lentamente qualcosa pare inizi a muoversi…non resta che attendere speranzosi senza dimenticare che la fine della legislatura incombe e che nella migliore delle ipotesi mancano non più di 14 mesi alle prossime elezioni parlamentari.

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