Con la pubblicazione della legge di conversione, tutto resta come prima
Di Michele Mavino
Nel testo coordinato della legge di conversione del decreto sicurezza 2026 (D.L. 24 febbraio 2026, n. 23), pubblicato in data 24 aprile 2026, emerge con una certa chiarezza un dato che, per chi opera nella sicurezza urbana e nella polizia locale, non è affatto secondario, e cioè la scomparsa di ogni riferimento normativo all’accesso interforze ai sistemi di videosorveglianza.
Nel corso dell’iter parlamentare, infatti, si era affacciata l’idea di rafforzare l’integrazione tra i diversi livelli istituzionali, forze di polizia, enti locali e piattaforme nazionali, anche attraverso la condivisione delle immagini. Tuttavia, nel testo definitivamente approvato, questo impianto non trova alcuna traduzione normativa. La legge si concentra su altri fronti, come sicurezza urbana, DASPO, ordine pubblico, potenziamento delle risorse, ma lascia completamente fuori il tema della circolazione dei dati video, che resta quindi ancorato alla disciplina previgente e ai vincoli del sistema privacy.
Mentre il dibattito pubblico continua a parlare di interoperabilità, integrazione delle banche dati e uso avanzato della videosorveglianza, il legislatore, almeno in questa fase, ha scelto di non intervenire direttamente su questi aspetti, probabilmente anche per le note criticità legate alla protezione dei dati personali.
In definitiva, il decreto sicurezza 2026 segna un rafforzamento degli strumenti tradizionali di controllo e prevenzione, ma non compie il salto verso un modello normativo strutturato di videosorveglianza integrata. Un’assenza che, più che una dimenticanza, sembra il segnale di una materia ancora troppo delicata per essere disciplinata in modo esplicito in sede di decreto-legge, e destinata verosimilmente a svilupparsi attraverso atti successivi, linee guida o interventi settoriali.










